Gravina: “U17? Il risultato conferma il progetto. Italiani in campo non sono la soluzione”

Gabriele Gravina, presidente dimissionario della Federcalcio, ha parlato il giorno dopo i successi della Nazionale maggiore contro la Grecia e dell’Under 17 che ha vinto l’Europeo di categoria. 

Intervenuto a Rai Radio 1, Gabriele Gravina ha parlato a poche ore dalle vittorie di Under 17 e Nazionale maggiore. Non solo però questi gli argomenti trattati. Si è discusso infatti anche delle imminenti elezioni per il nuovo presidente della Federcalcio e del ballottaggio tra Abete e Malagò. Gravina è stato interrogato sul quale sia la sua preferenza. Argomento è stata anche la sua posizione in UEFA, i prossimi Mondiali nei quali l’Italia non parteciperà ma soprattutto l’organizzazione in vista di Euro2032. Si è analizzato la situazione degli stadi.

Gabriele Gravina, ex Presidente FIGC
L’ex Presidente della FIGC, Gabriele Gravina

 

Gravina su U17 e Nazionale maggiore

Così Gravina sul successo dell’Under 17: “Il risultato di ieri conferma una progettualità in atto da diversi anni, all’interno del Club Italia, nella valorizzazione dei nostri talenti. Questo la dice lunga su quelle che sono le fasi di entusiasmo, di coinvolgimento, ispirato all’orgoglio di appartenenza di questi ragazzi. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione, del resto se la nostra Under 17 vince due volte il titolo europeo, e per la terza volta riesce a qualificarsi per le semifinali ed è terza al Mondiale, credo che il talento ci sia.

Nelle materie di sua diretta competenza, la Federcalcio è leader a livello internazionale: tra queste attività ci sono le selezioni giovanili. C’è una filiera in atto da anni, ne abbiamo avuto conferma anche con la vittoria sulla Grecia da parte di una Nazionale composta quasi solo da Under 21. Purtroppo andando avanti con l’età questo patrimonio si disperde, perché mancano continuità e fiducia. È un dato di fatto“.

Su cosa l’U17 può dare alla Nazionale maggiore: “Può contagiare tutti, i nostri ragazzi hanno voglia di emergere e di aiutare la maglia azzurra. Le ferite delle mancate qualificazioni ai Mondiali sono vive e aperte. Per favorire l’utilizzo dei giovani e la trasformazione del talento in campione, è indispensabile che la politica aiuti il calcio nell’autoriformarsi. Noi abbiamo chiesto più volte al governo delle misure strutturate e non assistenzialismo: abbiamo ottenuto un rinvio del pagamento delle tasse e non abbiamo mai voluto affrontare i problemi reali.

Se dovessimo ottenere, come abbiamo chiesto e come avviene all’estero, una percentuale sulle scommesse, tenuto conto che sarebbe il 2% in termini di tax credit, questo aiuterebbe il sistema a incentivare l’utilizzo dei giovani. Però alla fine si riduce tutto a un fatto culturale: non possiamo obbligare a coltivare i nostri talenti, ma deve essere un progetto, una missione da parte dei club. Serviva qualche giovane in più per andare ai Mondiali? Forse sì. Ma nel calcio è molto facile valutare dopo, in quel momento credo che fosse interesse di tutti andare ai Mondiali”.

Su Euro2032

Così rispetto le dichiarazioni di Abodi verso Euro2032: “Non commento, non mi va di parlare di dichiarazioni di chi ha responsabilità politica. Però questa è l’occasione per evitare degli equivoci e dei momenti di confusione. La candidatura dell’Italia a Euro 2032 è stata una mia intuizione, la co-assegnazione con la Turchia è stata un successo della Federcalcio. In assenza di contributi pubblici, e in presenza di un commissario per gli stadi (non per Euro 2032) entrato in funzione con un ritardo incredibile, riuscire a presentare una lista di stadi idonei sarà un successo soltanto del mondo del calcio, che condividiamo con i club e con i Comuni. Siamo ottimisti ed entusiasti: in Italia non si organizza una competizione calcistica di questo prestigio dal 1990“.

In vista dei prossimi Mondiali chi tiferà: “Per i tecnici italiani. Ce ne sono diversi, e credo che tanti tifosi italiani tiferanno per Carlo Ancelotti“.

Verso le elezioni federali

Un consiglio al prossimo Presidente: “Non mi permetterei mai. Gli farò un augurio: di ricevere maggior considerazione da parte della politica. Ma non per se stesso, bensì per il bene del calcio italiano, che è un collante e un settore produttivo centrale per il Paese. Poi mi aspetto che continui a insistere sulla solidarietà, nel solco del dettato costituzionale“.

Malagò o Abete chi è la persona più giusta: “Malagò ha dimostrato di essere un grande dirigente, così come Giancarlo Abete, che è un grande conoscitore del calcio italiano. In entrambi i casi il calcio italiano può avere un dirigente di grande spessore e un riferimento per il futuro. Troviamo due esperienze diverse, ma di altissimo spessore e valore“.

Sul rapporto Federcalcio-Serie A

Perché le esigenze di Serie A e Federcalcio non vanno mai d’accordo: “In realtà ci siamo incontrati, ma sono differenti la cultura, la storia, la filosofia. Da quando per le società professionistiche è stato sancito il principio che sono vere e proprie aziende, a fini di lucro, è naturale ed è legittimo che l’imprenditore cerchi di centrare i propri obiettivi. Diverso il discorso della Federazione e della Nazionale: con la Serie A abbiamo provato a costruire un rapporto di collaborazione, l’abbiamo trovata in diversi campi e su diversi temi.

È un argomento complicato e difficile da sbrogliare, se non si arriva a una collaborazione che coinvolga non solo l’obbligatorietà di utilizzare i nostri giovani: ho sentito dei luoghi comuni che accantonerei. Se continuiamo a pensare che la soluzione migliore è l’obbligo di italiani in campo, diciamo falsità e facciamo male a tutti: vuol dire non trovare soluzioni. Gli italiani in campo non li può imporre né Gravina né Abodi, la Corte Europea parla chiaro. C’è una possibilità legata agli incentivi: questo si può fare

Sulla sua attività in Uefa

Gravina conclude così: “Io credo che il riferimento del calcio internazionale stia dando un grandissimo sviluppo al calcio inteso come industria e come fenomeno sociale. Io continuerò a dare il mio contributo, non solo come fenomeno sociale. Io continuerò a dare il mio contributo, non solo come primo vicepresidente UEFA, ma anche di una importante commissione, cioè quella sulle competizioni per club. Presiedo la commissione che ha l’impegno di gestire Champions, Europa e Conference League. Avrò un occhio allo sviluppo del calcio internazionale, ma nel mio cuore resta quello italiano“.

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