Donald Trump non deve essere proprio un grande conoscitore di calcio, ma l’amore per gli Stati Uniti l’ha portato a un eccesso di tracotanza nella domanda al ct Pochettino.
“Puoi vincere la Coppa del Mondo?”, lo aveva chiesto il presidente degli USA a Mauricio Pochettino dopo il sorteggio dei gironi. La risposta del Ct era stata abbastanza chiara: “Certo presidente, siamo gli Stati Uniti, il sogno americano è questo”. Ma, facendo i conti con la realtà, gli Stati Uniti ambiscono al passaggio dei gironi, provando a insidiare Paraguay, Australia e Turchia.

Giorni di tensione
Sono stati giorni di pura tensione negli Stati Uniti d’America. E’ successo un po’ di tutto e ora proviamo a riavvolgere il filo. L’interrogatorio all’arbitro somalo Aymen Hussein, durato ben 7 ore, ha alzato un polverone senza fine, considerando che lo stesso direttore di gara è stato poi respinto.
La Nazionale iraniana potrà entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno stesso della partita e dovrà andarsene subito dopo: questa disposizione ha scatenato un’onda di polemiche inevitabile, visto che la difficoltà logistica sarà molto evidente per Taremi e compagni.
Non possiamo dimenticare l’interrogatorio di 7 ore per il giocatore dell’Iraq, al suo arrivo negli Stati Uniti. E dire che, Gianni Infantino, presidente della FIFA, aveva parlato così: “Tutti saranno benvenuti in Canada, Messico e Stati Uniti”.
L’Equipe non fa sconti
I principi di universalismo portati avanti dalla FIFA non trovano molti riscontri con la realtà dei fatti e il mare di polemiche di questi giorni antecedenti all’inizio della competizione ha fatto sorgere tanti interrogativi. Come quelli posti dalla redazione di RMC Sport dopo l’esclusione dell’arbitro somalo: “La FIFA lo ha lasciato in mezzo alla strada”. È responsabile dell’accreditamento dei propri membri e quindi anche degli arbitri. In questo caso non ha nemmeno provato a cercare una soluzione con le autorità americane. Si è limitata a prendere atto che non avrebbe potuto allenarsi o arbitrare. Questo dimostra quanto sia, di fatto, subordinata al Paese ospitante”.
La prima pagina de L’Equipe di quest’oggi è molto indicativa nel sottolineare il clima: “Welcome to the USA”, è il titolo principale, ma il sommario critica la politica migratoria americana che va in contrasto con i principi della FIFA. “Il primo simbolo è la negazione all’arbitro somalo di accedere al suolo americano”.
Il Mondiale, quindi, inizia in un clima davvero rovente, dove i terreni di gioco saranno il centro della situazione, ma sullo sfondo resteranno inevitabilmente i risvolti politici delle decisioni governative.