Ci sono pagine della storia del calcio italiano che, con il passare degli anni, sembrano essere state volutamente messe in secondo piano. Una di queste riguarda il Mondiale del 2006, una delle imprese più straordinarie della nostra Nazionale.
Si celebrano giustamente Marcello Lippi, Fabio Cannavaro, Gianluigi Buffon, Andrea Pirlo, Gianluca Zambrotta e gli altri protagonisti di quella cavalcata, molto meno, invece, si ricorda il lavoro fatto negli anni precedenti per costruire quel gruppo e soprattutto, si evita quasi sempre di sottolineare il ruolo avuto dalla Juventus di Luciano Moggi nella formazione dell’ossatura di quella squadra.

Il blocco Juventus fu il cuore dell’Italia campione del mondo
La Nazionale di Lippi non nacque per caso, era una squadra costruita attorno a un gruppo di giocatori che alla Juventus avevano imparato a vincere insieme. Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Del Piero: uomini abituati a convivere ogni giorno, a lavorare sugli stessi principi tattici e a sviluppare una mentalità vincente, a questi si aggiungeva lo stesso Marcello Lippi, allenatore che aveva già costruito alla Juventus una delle squadre più forti d’Europa, quel blocco rappresentò la base sulla quale venne edificato il successo mondiale.
Il caso Cannavaro è emblematico
Tra gli esempi più significativi c’è sicuramente Fabio Cannavaro, prima di arrivare alla Juventus attraversava un momento complicato all’Inter, dove non era riuscito a esprimere il livello mostrato negli anni di Parma, fu proprio il trasferimento in bianconero a rilanciarlo e quel trasferimenti aveva un mentore, Luciano Moggi, oggi da molti dimenticato ma vero mentore di quel trionfo, volenti o nolenti è così. Alla Juventus ritrovò continuità, fiducia e rendimento, fino a diventare il miglior difensore del mondo e trascinare l’Italia alla conquista del Mondiale, vincendo poi anche il Pallone d’Oro, una storia che dimostra quanto l’ambiente e il progetto tecnico possano cambiare il destino di un campione.
La storia insegna: anche nel 1982 il blocco dei grandi club fu decisivo
Non è un caso isolato, anche l’Italia campione del mondo nel 1982 si fondava su un gruppo consolidato di giocatori provenienti soprattutto dalla Juventus, affiancati da altri protagonisti dei principali club italiani, quando il nostro calcio ha vinto, lo ha fatto quasi sempre partendo da squadre di club forti, strutturate e capaci di creare un’identità comune.
La Nazionale non si costruisce nei pochi giorni di ritiro, si costruisce durante l’anno nei club. per questo motivo, ignorare il peso storico di società come Juventus, Milan o Inter significa dimenticare come sono arrivati i più grandi successi del calcio italiano. Per questo la scelta di Maldini è coerente e induce speranza a patto di non sbagliare il tecnico.
Oggi serve ricostruire, partendo dai club
L’Italia ha bisogno di ritrovare quella cultura, più che inseguire soluzioni estemporanee, serve riportare i grandi club italiani nelle condizioni di creare nuovamente un nucleo di calciatori italiani e internazionali capaci di crescere insieme, la Juventus, per tradizione, è sempre stata uno dei pilastri della Nazionale, ritrovare una Juventus competitiva significa anche offrire una base più solida al futuro dell’Italia.
Il presente bianconero passa dal mercato
Ed è qui che entra in gioco la Juventus di oggi, la nuova dirigenza guidata da Giovanni Carnevali e Ricky Massara ha davanti una missione molto più complicata di quanto possa sembrare, prima ancora di acquistare, bisogna vendere. La rosa è ampia, il monte ingaggi va alleggerito e diversi giocatori devono trovare una nuova sistemazione, solo dopo sarà possibile completare il mercato con gli innesti richiesti da Luciano Spalletti.
Il tempo, però, inizia a diventare un problema
Il rischio è quello di arrivare tardi, ogni giorno che passa senza cessioni rallenta inevitabilmente anche le operazioni in entrata, le trattative per il portiere, per il centravanti e per il centrocampista e l’attaccante dipendono tutte dalla capacità della Juventus di liberare spazio economico e tecnico. I nomi come Dibu Martinez e Kolo Muani diventano tormentoni ed il rischio che i piani B come Vicario, o come Pellegrino e Sorloth vengano poi presentati come piani A, è molto alto.
Carnevali ha più volte ribadito di non voler svendere nessuno, una posizione condivisibile ma il mercato ha tempi precisi e la preparazione della nuova stagione è già iniziata, per questo motivo le prossime settimane saranno decisive.
La Juventus non può permettersi di sbagliare, così come nel 2006 la forza del club contribuì a costruire una Nazionale campione del mondo, oggi la rinascita del calcio italiano passa anche dalla capacità dei suoi grandi club di tornare protagonisti e dalla capacità della Juventus di tornare grande, perchè è la base per riavere una nazionale forte.
Per la Juventus il primo passo è chiaro: vendere bene per poter ricostruire meglio, solo allora il nuovo progetto potrà davvero prendere forma.