Caso Djokovic, fiato sospeso per il verdetto finale: “Decidiamo noi”

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Caso Djokovic, fiato sospeso per il verdetto finale: “Decidiamo noi”. Prima dell’alba di domani in Italia il tribunale chiarirà tutto

Ormai ci siamo anche se non è detto che sia l’ultima pagina della storia. Attorno all’alba in Italia di lunedì 10 gennaio conosceremo il destino di Nole Djokovic legato alla sua partecipazione o meno agli Australian Open. In caso di risposta positiva, il numero uno al mondo avrà ancora una settimana per prepararsi ma nessuno azzarda pronostici.

Nole Djokovic (ANSA)

Una battaglia tra il governo australiano e gli avvocati del serbo che si giocherà anche sulla giurisdizione. Perché come anticipa il giornalista americano Ben Rothenberg, una delle prime firme al New York Times, la strategia degli australiani è riassunta in 13 pagine, già depositate in tribunale.

In sintesi si conferma che nessun cittadino non australiano, alla luce delle condizioni di pandemia mondiale, ha la garanzia di poter entrare liberamente nel Paese. Questo perché l’Australia è uno stato sovrano e “decidiamo noi chi lasciare entrare nel Paese”. Ma soprattutto, se anche Djokovic dovesse vincere questo primo round, potrebbe essere comunque trattenuto in attesa di una liberatoria.

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Caso Djokovic, fiato sospeso per il verdetto finale: la posizioni degli avvocati è chiara

Dall’altra parte però ci sono gli avvocati del campione serbo che sono certi di avere carte vincenti da giocare. Come ricostruisce ‘La Gazzetta dello Sport’ la strategia è chiara: il 18 novembre scorso  gli sarebbe stato concesso un visto temporaneo che gli permetteva di  entrare e soggiornare in Australia, indipendentemente dal suo stato di vaccinazione.

(LaPresse)

Solo il 30 dicembre 2021, Djokovic avrebbe ricevuto una lettera dal responsabile medico ufficiale di Tennis Australia con la famosa esenzione medica concessa per aver superato il Covid. Il suo primo test positivo è stato registrato il 16 dicembre 2021 e dopo 14 giorni Djokovic si sarebbe mosso, attestando di non aver accusato febbre o altri sintomi nelle 72 ore precedenti.

Inoltre il 1° gennaio avrebbe ricevuto un documento dal Dipartimento dell’Interno nel quale erano riconosciuti i permessi per uno sbarco senza quarantena in Australia. Alla base del suo attuale blocco ci sarebbero diversi errori giurisdizionali delle autorità australiane e quindi deve essere liberato.