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Biasin: “Cardinale non sopporta Maldini”

Biasin: “Cardinale non sopporta Maldini”

Nel suo consueto editoriale del martedì per Sportitalia.com Fabrizio Biasin fa una approfondita panoramica sul discorso legato al ribaltone Milan e non solo.

È successo un casino, di quelli che non ti aspetti. Oddio, non ti aspetti: ormai eravamo arrivati alla seconda stagione della serie. Maldini si è rotto le balle di Cardinale. E viceversa. Soprattutto viceversa. E Cardinale, infine, ha fatto saltare il banco: via il direttore dell’area tecnica, via il fido Massara. Questione di idee e visioni diverse: sul mercato, sulle spese, sulla progettualità. Questione di rapporti: detta in parole povere, la proprietà americana mal sopportava la bandiera rossonera. E viceversa. Al posto dei due dirigenti che – ricordiamolo – hanno portato uno scudetto, arriveranno Furlani e Moncada. O meglio, verranno in qualche modo promossi. Ma questo è ancora tutto da capire. La verità è che ieri è caduto il classico fulmine a ciel sereno, ma solo per noi giornalisti, perché la verità è che a Casa Milan la brace covava da tempo.

Aria assai diversa in casa Inter. Ieri è andato in scena il media-day, una sorta di mega incontro generale prima di “quella partita là”. Le dichiarazioni sono state tante e coraggiose, il minimo comune denominatore è stato: “Nessuna paura dei marziani”. Come è giusto che sia. Tra gli altri, ha parlato Bastoni. Ha detto così: “Dite che posso essere un giocatore ideale per l’idea di calcio di Guardiola? Sì, ma mi sento più inzaghiano che mai”. Questa può sembrare una risposta qualunque, ma in realtà è una gran stoccata, data a tutti quelli che per tante settimane hanno parlato di spogliatoio spaccato, giocatori in autogestione ecc. Tutte balle. Anzi, la verità è che mentre noi ci impegnavamo tanto a contare il numero delle sconfitte dei nerazzurri in campionato, all’estero parlavano del suo calcio. Il City è più forte dell’Inter, ma l’Inter ha caratteristiche tecniche che possono dar fastidio a Pep e figliocci. Chi vivrà, vedrà.

E il Napoli. Ieri De Laurentiis l’ha detta grossa. Ci sta, del resto i fatti gli stanno dando ragione: “L’allenatore? Ho 20 candidature sul tavolo, c’è tutta l’Europa. E comunque abbiamo tutto il mese di giugno per scegliere il nuovo allenatore. Ora comincia la Corrida…”. Tutto vero, così come è vero che non sarà semplice scegliere il nome giusto. De Laurentiis ha già fatto intendere di voler puntare in altissimo (la Champions) e, quindi, il nuovo tecnico è chiamato all’impresa. Potrebbe essere Italiano, al momento piuttosto occupato con la sua Fiorentina (domani c’è la finale di Conference, in bocca al lupo), oppure uno straniero tra i tanti. La certezza è che vivere il confronto con Spalletti sarà complicato, difficile, forse impossibile. Soprattutto se “a monte” ti chiedono da subito la luna.

Consentiteci una doverosa ammissione di colpa. E parliamo di Dybala. Il qui presente era parecchio scettico rispetto alla tenuta fisica e mentale dell’ex juventino. Grave errore. Il novello re di Roma si è dimostrato grande leader, non solo tecnico ma anche carismatico. Complimenti a lui che ha ritrovato “la gioia” e bravo pure Mou che c’ha creduto più di tutti.

Tare lascia la Lazio dopo 18 anni di tante cose ottime e qualche fisiologica minchiata. A differenza dei suoi colleghi ha sempre lavorato su mercati “alternativi”. Forse il carattere non è il suo punto di forza, ma la capacità di produrre plusvalenze concrete, quella è realmente tangibile. Beato chi se lo piglia.

Una cosa su Allegri scritta da chi non ha mai denigrato la sua idea di calcio. Per anni la sua prerogativa è stata “gran fase difensiva e unità d’intenti”. Qualcuno ha parlato di anticalcio e, invece, era semplice pragmatismo ad altissimo livello. Ecco, quest’anno quella cosa lì non si è vista e troppe volte ha lasciato spazio alla semi-improvvisazione. Voler bene al tecnico pluri-campione d’Italia e due volte finalista di Champions non vuol dire difenderlo oltre la logica, semmai dire la verità. Quest’anno il suo lavoro è stato insufficiente. Resterà alla Juve? Le versioni sono contrastanti, di sicuro il suo appiglio si chiama “contratto”, senza quello sarebbe già stato allontanato, e anche questa è una banalissima verità.

Buona, pepatissima, settimana pallonara.

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