Nigro: “La Federazione considera Trapani un danno d’immagine. C’è qualcosa da sistemare a livello regolamentare”
Con Giuseppe Nigro, collega della Gazzetta dello Sport, per andare a spiegare quanto accaduto a Trapani: dalla situazione nata la scorsa stagione fino all’esclusione maturata ieri dalla squadra del presidente Antonini.
Nigro, partiamo dalla decisione presa ieri dal Giudice Sportivo della FIP, l’avvocato Silvia D’Andria. Inevitabile, giusto?
“Una decisione annunciata. Una decisione che ha avuto bisogno di un’interpretazione del regolamento che ha avuto bisogno del concetto di equità competitiva come è stato per Siena qualche anno fa. Un qualcosa su cui lavorare: il basket, al momento, non ha contromisure per situazioni di questo tipo, se non arrivandoci con tempi e modi differenti come è stato in questo caso”.

Il Presidente della FIP, Gianni Petrucci, vuol portare in giudizio il patron di Trapani Antonini. Le chiedo se è giusto farlo e se la federazione basket poteva fare qualcosa di diverso prima di arrivare a questo epilogo.
“Sicuramente, da tempo, una delle linee intraprese da Lega e Federazione è considerare il caso Trapani un danno d’immagine. Questo ce lo si poteva aspettare per come Antonini ha gestito la questione, scegliendo lo scontro da un certo punto in poi. Vengo all’epilogo: per le regole, c’è qualcosa da sistemare”.
“Trapani si è trovata in una situazione di doversi rimettere a posto, sancita dall’agenzia delle entrate. Dichiarando di averlo fatto, senza che questo potesse essere riconosciuto dalle istituzioni sportive. I tempi del fisco, delle aziende, sono diversi dalla giustizia sportiva che restano, comunque, troppo lunghi. Questo problema di tempi ha innescato l’impossibilità di Trapani di dimostrare se avesse ragione. Ed è finita con la giustizia sportiva che ha condannato Trapani: magari i canali tributari avrebbero detto altro“.
Antonini e la speranza del grande basket al sud
Giusto parlarne già al passato: chi è stato Valerio Antonini per il basket italiano?
“Un vulcano. Un uomo che non ha accettato gli schemi imposti dal basket: le sue difficoltà con i personaggi di questo sport non nascono adesso. Ha avuto altri problemi con tante istituzioni. Ha riacceso una piazza bellissima che mancherà al basket italiano, portando entusiasmo al sud dove c’è troppo poco basket. Ha voluto forzare un sistema per farlo saltare, per fare le cose a modo suo, non capendo che la strada nel basket è già segnata, il modo di interpretare le regole è univoco e non ammette nuove vie”.

Dopo il caso Trapani, giusto che ci siano ancora regole più stringenti?
“Sì. Non nel senso della severità, ma nella capacità di lettura della realtà e di interpretazione delle situazioni. Una cosa che va cambiata è il sistema delle liberatorie per certificare lo stato di salute delle società. Si basa sulle autocertificazioni e fa emergere irregolarità solo a fronte di contraddittorio”.






