Sarebbe bello se fosse lui perché sarebbe la storia di un pentimento con alle spalle un bel mucchio di errori.
Sto parlando di Randal Kolo Muani che Comolli ha sedotto e abbandonato la scorsa estate con una strategia non da Juventus e anche con l’ingenuità di un dirigente che dovrebbe essere meno superficiale. I fatti li ricordiamo con dovizia di dettagli: Comolli corteggia il francesone volante per almeno un paio di mesi, gli dice che la Juventus punta su di lui e che ha intenzione di acquistare il cartellino per tramutare il prestito in operazione a titolo definitivo.

Il retroscena del passaggio al Tottenham
Kolo Muani gli crede, si mette sulla sponda del fiume nella speranza che passi al più presto il battello bianconero, trascorrono mesi e mesi e arriviamo a fine agosto. Il Paris Saint-Germain, indispettito per un’attesa infinita, alza a dismisura il prezzo del cartellino, non accetta quel modo di fare mercato da parte di Comolli, spara oltre 50 milioni e poi preferisce trasferire Randal in prestito ma senza chiacchiere, in piena corsa contro il tempo. La spunta il Tottenham in prestito, lo stesso Tottenham che lo aveva seguito nel dicembre precedente quando KM aveva scelto la Juve in modo incondizionato e con la felicità di un bambino che ha appena ricevuto il giocattolo preferito.
Openda e l’esonero Tudor
Con i soldi previsti dal “budget attaccante” in preda alla disperazione Comolli va dal Lipsia e strappa il sì per Openda in prestito con diritto di riscatto che diventa obbligo a condizioni agevolate.
Ora, non soltanto Openda e Kolo hanno caratteristiche diverse, ma quella virata compromette (e presto deteriorerà) i rapporti tra lo stesso Comolli e Tudor che aveva supplicato il club di riscattare Randal e che comunque avrebbe voluto uno specialista con qualità diverse rispetto al belga. Sappiamo bene com’è finita, al primo soffio di vento (la sconfitta in casa della Lazio) Tudor ha pagato con l’esonero e fine delle trasmissioni.
Rimpianto Spalletti dall’inizio
Voto a Comolli 4,5 e forse siamo generosi perché quella decisione ha condizionato la stagione, al punto che oggi tutti si chiedono “cosa sarebbe successo se Spalletti avesse avuto la possibilità di guidare la Juventus fin dal ritiro estivo?”.
A Non ci vuole il mago Otelma, la risposta è semplice: avrebbe lottato per lo scudetto fin dai primi respiri del campionato anziché accumulare ritardo e incomprensioni.
Quando quest’editoriale va on line non ci sono certezze in direzione KM, anche perché nelle prossime ore il Totthenam giocherà a Francoforte una partita Champions di vitale importanza, entrare tra le prime otto saltando i playoff sarebbe una prodezza da rimarcare. E magari questa cosa inciderà sul mercato, di sicuro indirizzerà le scelte o le decisioni.
Comolli rimedierà agli errori?
Più o meno il discorso che vale per Perisic, l’Inter attende con le braccia spalancate ma dipenderà sempre dal PSV. Tornando alla Juve, ci sono errori che rischi di pagare a caro prezzo e che non dovresti commettere perché ci sono state gravi interpretazioni su soluzioni apparentemente semplici. Quando Comolli ripete “questo club ha il DNA vincente e presto bisognerà tornare a collezionare trofei”, dovrebbe indirizzare il messaggio alla sua segreteria telefonica. E ricordarsene, alzando l’audio, quando commette errori gravi, non all’altezza delle ambizioni Juve.






