La tradizione non è culto delle ceneri, ma conservazione del fuoco.
Quando Giovannino Malagò con questa frase ha infiammato San Siro nel mezzo del suo discorso al punto che gli atleti lo hanno interrotto con un boato – citando il compositore Gustav Mahler, austriaco ma cittadino del mondo – è sembrato rappresentare nella maniera migliore lo spirito delle Olimpiadi, il tempo olimpico del mondo come una cosa sola, e ancora di più il luogo che ha incarnato questa bellezza sfavillante che ha illuminato l’intero pubblico mondiale, un San Siro stadio unico agli occhi del pianeta.

San Siro e le Olimpiadi
Non si può dire che una cerimonia del genere non si sarebbe potuta tenere in nessun altro stadio. Ma si può dire che nessun altro stadio avrebbe potuto essere ugualmente parte integrante, dinamica, viva della cerimonia come è stato San Siro con i suoi angoli diversi, i riflessi e le ombre, la sua varietà di bellezza che lo rendono una di quelle opere artistiche dell’uomo che assomigliano a una bellezza naturale cesellata da Dio.
Quella storia che è tramandare quel fuoco che fa vibrare, come quando Franco Baresi e Beppe Bergomi hanno fenduto l’aria di San Siro come a involarsi di nuovo nell’area mentre l’aria della Turandot di Andrea Bocelli riempiva l’aria.
San Siro meraviglia mondiale
E di nuovo si capisce l’incredulità dei tifosi stranieri, dei turisti stranieri, dei giornalisti stranieri, nel rendersi conto che il San Siro meraviglia mondiale tra poco sarà abbattuto. Faceva un effetto straniante scorrere la timeline su twitter dove si accumulavano quasi in fotocopia i messaggi dei media mondiali accreditati, come se si fossero messi d’accordo nel dichiarare lo stentare a credere che una meraviglia unica capace di essere fuoco vivo di uno spettacolo simile, venga considerato da mandare all’abbattimento.
Tradizione e speculazione
Perché a riempirsi la bocca di tradizione e buone intenzioni sono bravi in tanti, soprattutto quelli che non vedono l’ora di riempirsi le tasche, e che nel caso delle proprietà americane antepongono il guadagno proprio – non certo dei club – alla bellezza riconosciuta in tutto il mondo, ma che non gli porta guadagno diretto. E chissà come si è sentito orgoglioso il sindaco Sala di questo spettacolo, col mondo a stropicciarsi dagli occhi. Proprio lui che non ha esitato a svendere come un rudere San Siro, e che ammesso ce ne fosse bisogno e che lui ne fosse interessato, ha potuto constatare in maniera diretta quando si sbagliasse (o magari non sbagliava per niente, semplicemente Sala ha mentito sapendo di mentire).
La bellezza senza tempo di San Siro ha dimostrato come la tradizione sia tramandare quel fuoco che è identico attraverso i tempi. A spegnerlo è la pioggia di milioni.