Il Cagliari vive settimane decisive tra campo e società: mentre la squadra fatica, si avvicina il cambio di proprietà con la cordata italo-americana. Intanto resta centrale il nodo stadio, tra trattative con il Comune e attese per il via libera definitivo.
Il momento del Cagliari è delicato dentro e fuori dal campo. Se la squadra è chiamata a stringere i denti per uscire da una fase complicata della stagione, sul piano societario si avvicina una svolta destinata a segnare la fine di un’epoca. Dopo dodici anni, infatti, la gestione di Tommaso Giulini è pronta a lasciare spazio a una nuova proprietà.

Cagliari, situazione societaria in evoluzione
Il processo è già in corso da mesi. Il Fluorsid Group sta progressivamente cedendo quote alla Cagliari Calcio LP, espressione della cordata italo-americana guidata dall’attuale vicepresidente Maurizio Fiori. Dopo il primo aumento di capitale approvato a febbraio, nelle ultime settimane la partecipazione della nuova realtà avrebbe raggiunto il 50%, creando di fatto una fase di controllo condiviso.
La quota dei soci americani
Si tratta di una gestione transitoria, destinata a evolversi rapidamente. Il Consiglio d’Amministrazione ha già dato il via libera a un ulteriore trasferimento di quote, passaggio che dovrebbe portare, entro il 31 maggio, al definitivo cambio di proprietà. Se tutte le condizioni verranno rispettate, la cordata guidata da Fiori potrebbe arrivare a detenere tra l’80% e il 90% del club, assumendone il pieno controllo.
Cagliari, questione stadio
Parallelamente alla partita societaria, resta centrale il tema del nuovo stadio, snodo decisivo anche per il futuro assetto del club. Lo stesso Giulini ha fatto il punto: “Siamo più avanti di altre città, abbiamo depositato il Pef a dicembre e siamo in attesa dell’ok del Comune affinché si possa partire con la gara”. Il presidente ha però evidenziato due nodi ancora da sciogliere: il diritto di superficie e la gestione economica legata a parcheggi e canoni.
Sul primo punto, Giulini è stato chiaro: “Il Comune non vuole concedere il diritto di superficie così come richiesto, ma è uno strumento che in Italia è stato riconosciuto in situazioni analoghe. Siamo disponibili a trovare un compromesso”. Quanto ai costi, ha distinto tra il canone che il club pagherà alla società che costruirà l’impianto e quello tra quest’ultima e il Comune, che secondo la società dovrebbe essere simbolico per garantire la sostenibilità del piano.
Cessione Cagliari, la conferma di Giulini
Infine, uno sguardo al futuro societario: “Non avrei potuto occuparmi da solo della costruzione del nuovo stadio. L’ingresso di nuovi investitori è fondamentale e, se il progetto andrà avanti, la loro quota potrà crescere”. Parole che confermano come il destino del Cagliari passi inevitabilmente da un doppio binario: risultati sportivi e solidità strutturale.