Antonio Conte parla e ci vuole fare credere che sia stata una stagione fantastica, che lo scudetto sarebbe stato la ciliegina (parole sue) dentro un percorso da urlo.
E io mi dovrei far portare a spasso da chi non spiega per quale motivo il Napoli abbia raggiunto un risultato così umiliante come il trentesimo posto in Champions. Il bello di questa storia è che Conte parla addirittura del “mercato bloccato” di gennaio quando invece gli hanno preso due calciatori (Alisson Santos e Giovane). Per parlare di “mercato bloccato” dovrebbe perdere cinque minuti e fare una telefonata a Maurizio Sarri che potrà davvero spiegargli come funziona in tal senso.

Conte e una narrazione che non regge
Conte dovrebbe solo ringraziare De Laurentiis che, da quando ha deciso di sintonizzarsi sullo stratega salentino, non può più fare bancomat. Per tre attaccanti (Lukaku, Lucca e Hojlund) ha speso tra i 120 e 130 milioni e sarebbe bastato soltanto quel passaggio per non fare un percorso Champions così indecoroso. Conte è stato lo straordinario artefice dello Scudetto, ma dal secondo anno in poi ti costa una tombola ed è sempre colpa degli altri. La lettura della partita di Parma è stata indecente, Cuesta gliel’ha incartata sia all’andata che al ritorno e tutto il resto è un inutile esercito di bla-bla-bla.
Spalletti, una lezione di calcio e gestione
La verità è una: Luciano Spalletti ha dato una lezione a tutti o quasi. Non ha fatto il mercato estivo della Juve, è subentrato a ottobre accontentandosi di un contratto breve, ha chiesto un attaccante a gennaio ma gli hanno preso Boga e Holm che sta valorizzando alla grande. Soprattutto esprime una cifra di gioco migliore non di poco rispetto al prodotto di Conte con tutti quei soldi spesi. Se la prossima estate, dopo il rinnovo ufficializzato pochi giorni fa e abbastanza chiaro fin dallo scorso dicembre, gli dessero il 40 per cento del budget che ha avuto Conte nella scorsa sessione estiva, Lucio sarebbe l’allenatore più felice sulla faccia della terra. Il discorso relativo ad Allegri cambia appena un po’: Max non partecipa molto alle scelte di mercato, al Milan funziona così. Al massimo gli prendono Rabiot ma tre acquisti su quattro li subisce e su questo dettaglio bisognerebbe spendere una minima riflessione. Adesso sono scesi in campo i cantori storici del Milan e qualche suo vecchio amico per incolpare la società dopo la figuraccia contro l’Udinese. La società, al limite, avrà altre colpe ma il piatto tattico offerto da Max e soci è sinceramente indigesto per chi ha voglia di vedere interpretazioni decenti. Non si tratta di essere pro o contro Allegri, si tratta di guardare, osservare e capire senza gli occhi foderati di prosciutto. E per la Nazionale c’è anche Max, come spiegato oltre una settimana fa malgrado normali smentite.
Inter e Muharemovic, difesa da rifondare
L’Inter sta preparando una profonda rivisitazione del reparto difensivo. Almeno un paio di colpi, tre se consideriamo il portiere, un intervento necessario tra carte d’identità logore e pilastri (Bastoni) destinati a cambiare aria. Mi avete chiesto in tanti di Muharemovic dopo quanto svelato nei giorni scorsi e non possono esserci dubbi sul fatto che sia un difensore di spessore e di livello, l’ideale per aggiungere freschezza e qualità a un reparto che ha bisogno di cure ricostituenti. Muharemovic è assolutamente da Inter, vale i 30 milioni chiesti e ha davanti una carriera piena di luci.