La statistica per cui l’ultimo attaccante del Milan a segnare almeno 15 gol in campionato rimanga ancora Carlos Bacca la dice lunghissima su quale, ormai da anni, sia il problema numero 1 delle stagioni rossonere.
L’elenco di chi ha provato e non ce l’ha fatta è in alcuni casi avvilente, in altri persino sorprendente, visto che qualche grande firma è stata provata: il risultato però non è cambiato. Il concetto da cui ripartire in vista dell’estate è allora chiarissimo alla totalità dei tifosi rossoneri: cercare scommesse da 25 milioni (o peggio ancora prendere altri pacchi da 40) e massimo 4 di ingaggio vorrebbe dire solo bruciare un’altra annata, una stagione fondamentale in cui il Milan dovrà invece candidarsi concretamente a vincere.

Basta scommesse: servono certezze assolute
Nell’estate in cui ci sono Vlahovic e soprattutto Lewandowski a parametro zero, pensare di valutare altri nomi è francamente un’autentica follia, da qualsiasi prospettiva la si guardi. In primis, quella che dovrebbe comandare tutto, se non essere l’unica, cioè il campo: un problema così grande e acclarato non ha altre soluzioni se non delle certezze, cioè dei giocatori che hanno già fatto gol con una big in Italia (Dusan) o in altissimi palcoscenici di Champions (Robert). Astenersi esperimenti tipo Sorloth e compagnia.
Furlani dia un segnale: il Milan torni grande
Poi, banalmente, il lato “mediatico-popolare”: per una volta, riuscirà finalmente Giorgio Furlani a capire l’importanza di provare a soddisfare in primis l’allenatore, ma, cosa non banale, anche le aspettative “da Milan” della piazza? Un grande acquisto, invece che l’ennesima mossa da (non) “capiscer”, contribuirebbe anche a togliere un po’ di pressione alle tante critiche, ormai più che comprensibili, che piovono su Casa Milan. “D’Alema, dì una cosa di sinistra”, urlava Nanni Moretti in Aprile: Furlani, fa una cosa da Milan, mi verrebbe oggi da replicare. Comprare il centravanti giusto e non l’ennesimo scarto del Chelsea sarebbe forse il miglior segnale possibile da dare anche ai detrattori o agli scettici: un modo per dire coi fatti “ho capito” e provare a ripartire, se non da zero, almeno dimostrando buona volontà. Anche perché, qui il tasto più sensibile ai piani alti: sarà davvero conveniente economicamente continuare a spendere cifre considerevoli (Nkunku impatta a bilancio quasi 18 milioni all’anno) per giocatori inadeguati sperando prima o poi di azzeccare quello giusto? Un vecchio proverbio diceva “Chi più spende, meno spende”: ormai sembrerebbe abbastanza chiaro che la saggezza popolare sia più vicina alla mentalità del calcio di quanto non lo sia l’alta finanza.