Allegri e il Napoli ma De Laurentiis non sottovaluti un problema

Doveva guidare il Napoli già la scorsa stagione ma poi ci fu la pace inaspettata tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis.

Questa volta, un anno dopo, ci siamo. Vincenzo Italiano rischia di rimanere con il cerino in mano e Aurelio aveva fretta di fare l’allenatore prima delle vacanze. Allegri è quello giusto. Non è Conte ma non è neanche Italiano.

Gli ultimi risultati e le aspettative del Napoli

Gli ultimi risultati non lo premiano, il suo calcio è ormai datato ma a Napoli potrebbe bastare per quelle che sono le pretese del Presidente. Non spendere cifre folli, rientrare degli investimenti e consolidare un piazzamento in Champions facendo una discreta figura in Europa.

Il nodo della preparazione atletica e dello staff

Il vero problema è che De Laurentiis dovrebbe approfondire il mondo di Massimiliano Allegri. Max è rimasto “vecchio” e soprattutto nel suo staff ha professionisti che sulla preparazione atletica non si sono mai aggiornati. Non sono coincidenze i cali che puntualmente deve affrontare nel corso di una stagione. Eppure, al Milan, quest’anno aveva solo una competizione. A Napoli dovrà giocare ogni tre giorni. I metodi dello staff di Allegri sono vecchi e obsoleti. Il calcio è cambiato, si è evoluto ma i suoi Prof sono rimasti a 10-15 anni fa. Abbiamo una miriade di dati ma se non sappiamo leggerli o usarli servono a poco. La metodologia è cambiata ma ad essere cambiati sono anche i calciatori e il fisico dei ragazzi. Bisogna correre ma soprattutto bisogna gestire meglio i tempi di recupero e la metodologia è fondamentale per prevenire gli infortuni. Altro tema molto delicato che quest’anno ha condizionato la stagione del Napoli e anche del Milan.

Un calcio considerato poco innovativo

Allegri è un ottimo gestore di campioni ma a livello tattico è vecchio e le sue idee sono meno innovative di molti allenatori di serie B e serie C. Non è un’offesa ma un dato di fatto. In Italia stanno emergendo i giovani per i nuovi metodi di allenamento e gestione. Fabio Grosso, Alberto Aquilani, Ignazio Abate, Giovanni Stroppa e tanti altri. La qualità c’è ma spesso è nelle categorie inferiori o nei piccoli club che devono provare a salvarsi e i rispettivi mister non hanno la possibilità di esprimersi a pieno per paura del risultato.

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