Un giorno nella vita, se al Mondiale tocchi il cielo: Ecuador, Messi&Mbappé, vichinghi e yankee

Ma cosa vuoi che conti l’Ecuador nell’economia di un Mondiale? Ma chi vuoi che se ne ricordi?

Cosa credi che resterà di una vittoria nella fase a gruppi, tanto più che non vincerà mai il Mondiale e non ci si avvicinerà nemmeno? E poi era una partita con una già prima e qualificata, e l’altra che doveva vincere, ed è finita proprio come ci si attendeva, cosa ci può essere di interessante?

Emozioni senza logica 

E allora dimmi perché in tutto il mondo hanno vibrato all’unisono al gol di Plata al 77’, perché anche chi non era coinvolto cioè tutti ha sentito un trasporto irragionevole, e ha accompagnato l’urlo del MetLife. Che logica ha?

Nessuna, cioè quella del Mondiale.

Allo stadio è stata la catarsi: “1% posibilidades, 99% fé” dicevano i cartelloni dei tifosi prima della partita; “1% possibilità, 99% fede”. Non è in un certo modo il senso della vita?

C’era una macchia umana gialla su tutti gli spalti, in 25mila che non hanno mai smesso di spingere, ma tifare veramente, nessun coro da tifoseria organizzata ma il sospingere continuo entusiasta per 75 minuti fino al vantaggio, andando a riprendere nel pozzo i ragazzi quando erano andati subito sotto a inizio partita e passandoseli sulle spalle finì a lanciarli verso il cielo.

Sembrava la scena di Spiderman nella quale Tobey Maguire fa uno sforzo immane per frenare la metro lanciata verso il vuoto, e dopo esserci riuscito sta per piombare svuotato nel vuoto, ma la gente di New York dal vagone lo afferra e poi lo solleva passandolo sopra le proprie teste.

New York ieri ha fatto il miracolo, if you can make it there you make it anywhere. E gli ecuadoregni hanno lanciato la nazionale verso il cielo. Una tifoseria di famiglie, da nonne a nipoti, una vera nazione in movimento, e al 77’ quante lacrime, e che urla, e che abbracci per i 20 minuti dopo.

Cosa rimarrà negli albi d’oro di questo? Nulla.

E allora perché è così importante? Perché questa cosa qui è l’unica chiave per aprire lo scrigno che custodisce il cuore del Mondiale.

Il cuore del Mondiale batte nelle emozioni di un popolo

Negli albi d’oro rimarranno i Messi&Mbappé, e la volontà di eccellenza che ci stanno dimostrando in una maniera totalmente inedita. Perché è estremamente raro che i due giocatori più forti del mondo in quel dato momento siano anche quelli che danno il meglio esattamente nella stessa manifestazione, che siano i più decisivi, che siano i più impressionanti e che ritocchino l’un l’altro il record a vicenda. Con Messi&Mbappé non si tratta solo delle figurine più pregiate dell’album. È quella naturale tendenza verso l’infinito che sente chi sa di avere un dono, di avere la possibilità di lasciare il suo nome a lottare con l’oblio del tempo, e sente l’urgenza di dover andare oltre i limiti universalmente condivisi.

Messi&Mbappé e la ricerca dell’eccellenza assoluta

È il concetto del Fuoriclasse, ma anche oltre. Perché è totalmente diverso da noi, e allora in che maniera può essere esempio per noi comuni mortali? Perché anche se sappiamo che non saremo mai come loro, questa continua sfida all’eccellenza, anche per loro che eccellenti lo sono già, è di ispirazione per il proprio personale circolo virtuoso che ognuno può innescare nel proprio cammino.

E poi a cascata, ci sono tutti quelli che sentono che stanno vivendo un’avventura indimenticabile. L’America può essere un paese ospitante sui generis, non follemente innamorato del Mondiale come tutti i precedenti, eppure contagioso nel suo normale essere land of opportunities.

Dai vichinghi agli yankee: il Mondiale come privilegio collettivo

E allora ecco i vichinghi norvegesi – che peraltro stanno facendo morire di invidia i loro cugini scandinavi dalla Svezia alla Danimarca, perché tutto il mondo è paese altro che alterigia nordica – e pensate come ricorderanno queste generazioni l’estate del 2026, quando un paese è tornato a sentirsi un popolo vichingo alla scoperta del mondo.

Ed ecco gli yankees, che al vincere la Coppa del Mondo ci credono davvero incrollabilmente, e allora a questo punto diventa un romanzo coinvolgente, capire dove finirà l’illusione e comincerà la realtà.

“1% posibilidades, 99% fe”. Non è semplice, né difficile.

È un privilegio.

 

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