L’Inter e Palestra: linea dura e le prospettive altrimenti inesplorabili. Che incastro Real!

A scanso di equivoci, se è indubitabilmente vero che l’Inter sia stata sorpassata sul filo di lana per quello che rappresentava il primo, il secondo e il terzo obiettivo per la corsia di destra riassunti in un solo calciatore, criticare il modus operandi nerazzurro nella gestione di questa trattativa equivarrebbe a una visione totalmente miope rispetto alla realtà dei fatti.

Per incaricare la cronaca nuda e cruda di rendere l’idea a chi legge, basti pensare alle offerte che i nerazzurri avevano sottoposto all’Atalanta e a Marco Palestra. Soprattutto quella al giocatore prevedeva un contratto quinquennale a 2,5 milioni a stagione, a corredo di un progetto sportivo che lo avrebbe visto come assoluto protagonista e con le correlate prospettive che questo avrebbe comportato. La discesa in campo del Chelsea ha fatto lecitamente saltare il banco, rendendo ancora più opulente le già ricche casse dell’Atalanta e facendo piovere nelle tasche di Palestra e di chi lo assiste cifre più che raddoppiate rispetto a quelle concordate con l’Inter.

L’Inter non tradisce il proprio modello

Soprattutto per questo motivo, chi si rammarica di un mancato rilancio o di qualsiasi cosa in questa direzione non comprende che la dirigenza interista, con Marotta e Ausilio, si era già spinta al limite delle proprie possibilità per quanto riguarda i 50 milioni proposti per il cartellino e della razionalità per quanto concerne i personal terms di un calciatore di 21 anni con una sola stagione di Serie A, per quanto fantastica, alle spalle.

Innalzare cifre già concordate e modificare una progettualità già stabilita nell’ambito di un percorso condiviso avrebbe di fatto tradito l’identità stessa del progetto che ha reso l’Inter la squadra più vincente d’Italia del periodo recente e messo a rischio un processo di risanamento illuminato che porterà il club a togliersi soddisfazioni anche sul mercato già nel corso dell’estate che ha appena preso il via.

Se quel presupposto viene meno a fronte di qualsiasi altra ragione, finendo per eleggere come preferita una destinazione che ha avuto una gestione economica e sportiva quantomeno discutibile numeri alla mano, sia di soldi che di giocatori, a maggior ragione è opportuno guardare oltre.

Dopo Palestra, l’Inter guarda avanti

Ed è ciò che l’Inter sta facendo, senza avere l’assillo di rimettere sul piatto la maxi offerta stanziata per Palestra per un giocatore che Palestra non sarà, ma provando a tramutare in soluzione il problema che viale della Liberazione si è trovata ad affrontare.

Scandagliando il mercato alla ricerca di profili affidabili ma meno onerosi per il dopo Dumfries e tenendo aperti gli spiragli di sogni di mercato che sarebbero rimasti altrimenti impossibili da prendere in considerazione.

L’incastro con il Real Madrid e la pista Nico Paz

Qui entra in scena l’incastro con il Real Madrid, che tre settimane fa ha scelto di accontentare Mourinho e Mendes raddoppiando l’ingaggio che Bernardo Silva aveva concordato con il Barcellona e contestualmente disegnando, con quella scelta, un futuro di Nico Paz lontano dal Santiago Bernabéu.

Inutile sottolineare che i 60 milioni di cui tanto si parla sarebbero validi solo qualora ne usufruisse il Como con la recompra da 80 in favore delle Merengues. Diventa invece più utile parlare della possibilità molto concreta che l’argentino venga messo sul mercato come pedina libera da clausole e che diventi soprattutto lui in prima persona ad avere voce in capitolo sul progetto e la prospettiva di crescita che considererà più adeguata per sé stesso.

È qui che l’Inter giocherà la sua partita, contando su un corteggiamento perpetuo e costante e su una trama di rapporti fitta soprattutto sul fronte calciatore, ma che potrebbe estendersi anche a Florentino Pérez.

Anche perché il Real Madrid sarà nel frattempo impegnato a perseguire tutti i fronti nei quali ha deciso di impegnarsi. Partendo da Enzo Fernández, con il quale ha un accordo sulla parola per i prossimi cinque anni ma per cui il Chelsea non farà un penny di sconto. E per Tchouaméni, che al contrario potrebbe lasciare le Merengues se la corte del Manchester United dovesse andare a segno.

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