Jurgen Klopp, alla Gazzetta dello Sport, ha commentato il Mondiale americano e non solo.
Jurgen Klopp, alla Gazzetta dello Sport, ha commentato il Mondiale americano e non solo. Sul format del torneo: “Da ex allenatore credo che ci siano troppe partite per i calciatori. Anche se poi quando vedo questo spettacolo di gioco e colori, butto fuori il professionista e mi godo la magia. Anche se resta il problema che in generale c’è troppo calcio”.

Il pensiero di Klopp e le parole sul suo futuro
Poi l’ex allenatore Liverpool si è esposto sul tema degli hydration breaks: “Se si raggiungono certe temperature hanno senso. Credo però che il problema sia con la loro lunghezza e con ciò che FIFA e le tv fanno durante queste pause. Il ritmo nelle partite si spezza spesso per altre mille ragione, fermarsi con il caldo torrido fa bene ai calciatori”.
Come vincitrice del torneo tra le favorite c’è la Germania, ma non solo: “Oltre la Germania, credo che le favorite rimangano sempre quelle. Mi piacciono molto Norvegia e Giappone“. Infine sulla sua carriera, con il suo solito sorriso ha glissato la domanda sul Real Madrid, ma ha dato un piccolo indizio sul suo futuro: “Al Real c’è Mourinho quindi va bene così. Tornare ad allenare? Vedremo”.
Klopp elegge il suo ‘Mount Rushmore’: chi sono i migliori allenatore all time
Jurgen Klopp ha messo mano alla storia del calcio con un gesto simbolico ma potentissimo: eleggere il suo personale “Mount Rushmore”.
Come nella celebre montagna americana scolpita con i volti dei padri fondatori, anche Jurgen Klopp ha voluto indicare diverse figure che, più di ogni altra, hanno plasmato la sua idea di calcio e il suo modo di vivere il ruolo di tecnico.

Klopp e i migliori allenatori di sempre: la lista
Si parte da Johan Cruyff, il manager tedesco descrive così: “L’allenatore più influente di cui abbia mai sentito parlare. Il modo in cui vedeva il calcio, il modo in cui lo capiva, era ineguagliabile”. Nel suo Mount Rushmore trovano spazio allenatori che hanno cambiato il gioco, ognuno a modo suo, lasciando un’eredità che va oltre i trofei. Il primo volto è quello di Bill Shankly, l’uomo che ha trasformato il Liverpool in un’istituzione mondiale. Per Klopp, Shankly non è solo un innovatore tattico, ma il simbolo di un calcio popolare, emotivo, visceralmente legato alla gente. Un’idea che il tecnico tedesco ha fatto sua ad Anfield, costruendo un rapporto quasi simbiotico con tifosi e città.
Si arriva a Sir Alex Ferguson, simbolo di longevità e leadership. La sua capacità di rinnovarsi, di gestire campioni e cicli vincenti, è un modello che Klopp ha spesso indicato come riferimento umano prima ancora che tecnico. Questo Mount Rushmore racconta molto di Klopp: un allenatore romantico ma moderno, emotivo ma razionale.