Il Milan dopo tutta una serie di ricerche e colloqui durati settimane e settimane con una vasta schiera di direttori sportivi, responsabili dello scouting, maghi delle plusvalenze, ricercatori di talenti in ogni angolo del globo, profili totalmente differenti l’uno dall’altro, ha ufficializzato il proprio organigramma.
Il risultato? Figure interne, dirigenti tutti da testare a un determinato livello accompagnati dalla novella fatta circolare per spiegare la scelta di non scegliere: metodologia interna, metodo Liverpool e altre robe del genere.
Ma chi ci crede per davvero? Nessuno, o comunque pochissimi.
A maggior ragione dopo aver visto quello che sarà il primo acquisto della nuova stagione.

Il Milan senza una vera identità
E cioè Gonçalo Ramos, attaccante che il Milan acquisterà per circa 70 milioni dal Paris Saint-Germain.
Una cifra abnorme, spaventosa, oggettivamente fuori portata per un calciatore sicuramente di qualità ma non proprio (almeno sulla carta) un bomber affidabile e in grado di invertire una tendenza negativa in materia di attaccanti che sta caratterizzando la storia milanista da anni e anni.
70 milioni per Gonçalo Ramos, sarà l’acquisto più oneroso dell’AC Milan 1899.
Sapete chi è il procuratore? Jorge Mendes.
Sempre lui, il super agente a cui il club in pratica si è legato mani e piedi ma già da tempo.
Il vero direttore sportivo del Milan, una sorta di consulente pronto a far sbarcare da queste parti una serie di suoi assistiti.
Sia chiaro: lui il suo lavoro lo fa alla grande.
Ha capito che in un vuoto di potere e senza dirigenti all’altezza può inserirsi e fare affari d’oro.
Spacciare, per esempio, Gonçalo Ramos ce un fenomeno da 70 milioni e promettere altri giocatori che faranno le fortune del Milan.
La fortuna, in realtà, la sta facendo lui stesso e non la società che ha chiesto consulenza.
Il problema grave è proprio questo.
Eppure il Milan dovrebbe guardarsi alle spalle e rivedere ciò che è stato con Mendes.
Tutti i calciatori e allenatori che nel corso degli ultimi anni ha portato sono stati infatti dei flop clamorosi: Andrè Silva, Joao Felix, Estupinan, Sergio Conceicao.
Pacchi a non finire.
I dubbi non sono solamente su chi sta gestendo realmente la campagna acquisti ma anche sulla conformazione che sta prendendo il Milan.
A livello societario comandano Cardinale e Ibrahimovic, il resto è contorno.
E appare evidente che manca un’anima.
Un’anima italiana in dirigenza, nello spogliatoio, capace di gestire la quotidianità.
E mancherà anche la base solida italiana in squadra in grado di diffondere il milanismo perché a giudicare dalle prime mosse Rubén Amorim allenerà una formazione largamente composta da stranieri.
Il quadro è opaco, tutt’altro che chiaro.
I dubbi sono tantissimi, le certezze pochissime.
L’Inter, il Chelsea e il lavoro degli agenti
A proposito di certezze: l’Inter dovrà rivedere le proprie.
Era convinta di poter prendere Marco Palestra e invece il rilancio del Chelsea ha mandato all’aria tutti i piani.
Nico Paz è diventato imprendibile e adesso occorrerà ragionare con calma e lucidità sui programmi alternativi.
Mediaticamente non è stato il massimo uscire dalla trattativa con l’Atalanta senza Palestra ma a quella cifra – 62 milioni e super ingaggio al giocatore – non si poteva proprio competere.
Il vero affare lo hanno fatto l’Atalanta, che dopo Ederson al Manchester United spedisce in Premier League anche Palestra in cambio di più di 100 milioni complessivi.
Ma anche lo stesso giovane esterno e il suo procuratore Alessandro Lucci.
Lui è stato davvero bravo, ha fatto gli interessi del suo assistito.
Prima Calafiori all’Arsenal, ora Palestra sempre a Londra e in Premier ma al Chelsea.
Tanta roba, nulla da dire.
Spesso gli agenti non sono ben visti dall’opinione pubblica e talvolta anche dalle stesse società.
Però va fatto sempre un distinguo perché ci sono anche quelli bravi e quelli bravissimi.
L’importante è saperli riconoscere per professionalità e capacità.
Una Serie A che perde appeal
La Serie A infine si conferma un campionato in grado purtroppo di attrarre solamente calciatori che in Inghilterra non ce l’hanno fatta e un torneo in cui riserve dei principali top club possono trovare un occasione per rilanciarsi.
Che tristezza!
Ma purtroppo ci siamo abituati e non ci sono segnali di risveglio.