Il mondo rossonero viaggia a una velocità tale che una settimana sembra una vita: giovedì scorso Gonçalo Ramos era una suggestione costosa, oggi è una realtà già consolidata. La prospettiva è decisamente cambiata: lo dimostra anche l’interessamento reale per Van Dijk, a prescindere dalle decisioni del Liverpool.
Oggi Cardinale sembra più vicino a quanto i tifosi gli hanno sempre recriminato di non essere: un proprietario ambizioso, cosciente dell’onere e dell’onore di possedere un club sette volte campione d’Europa e con centinaia di milioni di tifosi nel mondo. È oggettivamente prematuro parlare di entusiasmo, perché quattro anni di delusioni non si cancellano con una spugna, ma pian piano si stanno ponendo le basi per poter ragionare su presupposti diversi. Negarlo sarebbe un atto di malafede che poco si addice a chi ama il Milan più della propria idea e del proprio orgoglio.

Cardinale cambia passo: il Milan guarda in alto
La sensazione è che qualcosa stia cambiando davvero. Il mercato condotto fin qui sembra raccontare una società più determinata a investire su profili di alto livello e a restituire competitività immediata alla squadra. Serviranno i risultati per certificare il cambio di passo, ma le premesse sono certamente diverse rispetto al recente passato.
Il caso Liberali e il confronto con Cissé
Su Liberali mi permetto di sollevare una voce fuori dal coro, con il massimo rispetto per il ragazzo, che in tempi non sospetti abbiamo sostenuto e indicato come un talento da proteggere per il calcio italiano.
A chi dice oggi che il Milan si è fatto soffiare Liberali, chiedo: quanto ha giocato Liberali a Catanzaro da inizio stagione fino a fine gennaio e come mai? La risposta ha un nome ben preciso: Alphadjo Cissé, classe 2006 e titolare indiscusso fino all’infortunio che ne ha fermato la stagione.
Sapete dove sarà Cissé il 13 luglio? A Milanello, visto che il Milan lo ha acquistato a gennaio, con largo anticipo sulla concorrenza. Perché oggi nessuno lo sottolinea? Forse perché non alimenta una narrazione negativa e non fa guadagnare consenso a chi scrive e parla male del Milan.
Il 2007 di Ibrahimovic e il messaggio su Alajbegovic
Infine, a proposito di trequartisti di talento: se il giudizio di Ibrahimovic sul classe 2007 Liberali è stato “non è da Milan”, si è trattato sicuramente di una valutazione severa, ma che va confrontata con la realtà.
Parliamo dello stesso Ibrahimovic che non si è fatto troppi problemi a elogiare pubblicamente un coetaneo di Liberali, con un’investitura inequivocabile. Ecco, Alajbegovic sì: chi lo prende fa un affarone. A maggior ragione, l’augurio è che Ibra passi dalle belle parole ai meravigliosi fatti.