Rocchi, non c’era nulla di penale ma anche nulla di sportivo

Dal primo giorno abbiamo detto che non c’era nulla di penale in quell’inchiesta sugli arbitri e sul suo designatore Rocchi.

Quando una Procura della Repubblica scende in campo per queste cose significa che sono avvertimenti o non hanno nulla di meglio a cui pensare. Rocchi si dimise perché fu costretto a farlo, oltre al fatto che dopo pochi mesi sarebbe scaduto il suo mandato. Se parliamo di inchieste e denunce sicuramente la Procura non aveva in mano nulla per poter indagare e andare fino in fondo. Quando fai questo tipo di inchieste quello che esce dalle intercettazioni è spesso gossip o giri strani in ambito sportivo.

Le responsabilità sportive oltre quelle penali

Ma non ci scandalizziamo di nulla perché sappiamo come funzionano certe cose ma siamo abbastanza sbigottiti di fronte a cosi tanta superficialità da parte della classe arbitrale. Rocchi che parla a telefono con Viglione è l’abc delle cose che non vanno fatte. Quando raggiungi il potere, però, pensi di diventare onnipotente e intoccabile ed è lì che scivoli sulla buccia di banana. Rocchi non avrà problemi penali, ci mancherebbe, ma è giusto che chiuda qui con il mondo del calcio. Al suo posto la designazione di Orsato sembra la più lucida e lungimirante ma ci auguriamo che Rocchi tra qualche anno non rientri dalla finestra.

Un sistema da rifondare

Di penale non c’era nulla ma di etico sportivo anche. Rocchi faceva parte del sistema e prendeva ordini come li dava. Mandava avanti gli arbitri amici che portavano voti e si area alleato in Federazione con chi spingeva per la sua conferma. Ha esercitato male il potere e la fine che ha fatto è stata l’unica che si poteva immaginare. I disastri di Rocchi sono sotto gli occhi di tutti e non ci volevano 50 intercettazioni per capire come si muovesse questo ex arbitro scarso ed ex designatore che anziché tenere le distanze dal sistema si è messo al suo servizio.

I piaceri all’Inter? Quelli sono relativi perché oggi c’è solo una società forte in Italia. L’Inter è organizzata e forte. Il potere lo esercita bene perché ha dirigenti validi. Il problema nasce se in Federazione intervengono per chiedere aiuti. E’ ovvio che Marotta faccia gli interessi del suo club, come Galliani li faceva del Milan, Agnelli della Juve e Lotito della Lazio. Il problema è quando qualcuno vicino al Presidente Federale chiama da tifoso e non da capo del sistema. Quella squadra deve andare avanti, quell’arbitro deve fare carriera, quel dirigente va ammazzato dalla Procura Federale e così via.

La sfida di Orsato per il futuro dell’AIA

L’AIA deve ripartire da zero. Orsato non deve scendere a compromessi ma soprattutto deve bloccare tutta l’agenda del telefono. Deve sbagliare con la sua testa e con i suoi pochi uomini che ha a disposizione. Ci fidiamo di Orsato come sapevamo che Rocchi era lì per esercitare un potere che non gli doveva appartenere. Orsato avrà un bel compito: trasformare gli asini in cavalli di razza.

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