Il Como resta davvero una delle pochissime squadre in Italia per cui vale la pena pagare il prezzo del biglietto per vedere qualcosa di bello, di interessante, di nuovo.
Ed è la dimostrazione che per divertirsi vedendo una partita di calcio non bisogna necessariamente andare al circo, al cinema o a teatro.

Como, competenza e lungimiranza: il modello Fabregas
Fabregas e il Como, inteso come società, rappresentano un qualcosa di unico anche e soprattutto a livello gestionale. Al di là delle disponibilità economiche che comunque aiutano e sono necessarie per passare dalla C alla Champions League in sei anni c’è tanta, tanta competenza. E una maniera di lavorare diametralmente opposta al modus operandi ormai standardizzato della stragrande maggioranza delle altre società.
Non è un caso infatti che il Como è stato messo su con intelligenza e lungimiranza. Ed è costruito per durare nel tempo, perché l’età media della rosa consente di guardare in prospettiva. Le altre invece costruire male, senza troppo senso, e con lacune mai colmate da anni e anni.
L’exploit in Champions League con il Manchester United, umiliato sotto diversi punti di vista, è un gioiello. Quello prezioso per davvero paradossalmente è tuttavia l’ultimo della serie, cioè quello centrato con il Sassuolo. Sono le partite più delicate, più importanti, più indicative per un allenatore perché aiutano realmente a capire il livello a cui è arrivata la squadra. E Fabregas in questo senso può davvero essere contento, perché il suo Como mentalmente è fortissimo con i forti e altrettanto contro avversari di un grandino inferiore.
I calciatori più in hype sono i soliti noti. Ma avete per caso notato Bruno Kaiki a sinistra? Un terzino così, in Serie A, non si vedeva da tanti anni. Fase offensiva importante, bene anche nell’altra. Completezza, qualità e capacità di creare superiorità in quella zona di campo e chiudere il tutto con l’ultima giocata e l’assist. Segnatevi questo nome, perché ha tutto per arrivare ancora più in alto.
Juventus, problemi che vanno oltre Spalletti
Decisamente con la freccia verso il basso invece la Juventus. Sarebbe troppo semplice e riduttivo circoscrivere i problemi solamente intorno alla gestione di Luciano Spalletti. Per carità, l’allenatore nel bene e nel male è sempre uno dei principali responsabili. Sicuramente non sta facendo bene, ci sta mettendo poco del suo e la squadra non gira.
I problemi della Juventus però arrivano da lontano e non sono mai stati risolti. La squadra che allena Spalletti è di un livello inferiore rispetto agli standard necessari per garantirsi il quarto posto. Infatti se la Juventus dovesse riuscire a qualificarsi per la prossima Champions League non sarebbe l’ordinario ma un qualcosa di extra ordinario.
Ormai anche negli obiettivi si intuisce il decadimento sportivo del club: prima si giocava per lo scudetto e per arrivare in fondo in Champions League. Adesso al massimo per rientrare fra i club che giocano la competizione europea più importante. E va di pari passo anche la qualità dei calciatori. Da anni mancano calciatori all’altezza di una delle società più importanti al Mondo.
La rosa di quest’anno non è troppo diversa da quelle recenti. Domanda banalissima: chi è il top player di questa squadra? Riuscite a individuralo? E se sì, lo ritenete davvero un fuoriclasse da Juventus? Difficilmente arriveranno risposte positive perché profili del genere sono inesistenti da anni.
Il problema del gol c’era ieri, c’è oggi e ci sarà domani se questi sono gli standard. Come si può chiedere a Kolo Muani di segnare tanti gol se in carriera non è mai stato un top bomber? Come si può credere che Woltemade possa risolvere una lacuna cronica, essendo arrivato per la prima volta in A da riserva del Newcastle? Ma le anomalie e le criticità sono tante, tantissime.
Milan, i risultati nascondono le lacune della rosa
Il Milan non sta affatto meglio. I risultati hanno coperto le magagne di una rosa non bene assortita e un allenatore come Amorim spesso cervellotico in alcune scelte e forzature. La sconfitta, brutta, in Europa League con il Bournemouth ha riportato il tema al centro dell’attenzione. Ma era chiaro anche già da prima che anche qui, la qualificazione in Champions, sarebbe un fatto extra ordinario