Allegri apre il vaso di Pandora, ma la Roma non c’entra: il vero problema del calcio italiano è un altro. E la Juventus lo sa bene

Massimiliano Allegri ha aperto il vaso di Pandora. Lo ha fatto con uno sfogo che ha immediatamente acceso le polemiche, chiamando in causa la Roma e la qualificazione alla Champions League della passata stagione. Ma il punto, a nostro avviso, non è la Roma, anzi, concentrare tutta l’attenzione sui giallorossi rischia di distogliere lo sguardo dai problemi ben più profondi del calcio italiano.

Perché la vera questione non è stabilire se una squadra sia stata favorita in una determinata partita. Il problema è capire se il sistema garantisca davvero a tutti le stesse regole, gli stessi criteri di valutazione e la stessa attenzione.

Ed è qui che il discorso diventa molto più ampio.

Allegri sbaglia bersaglio, ma solleva una questione importante

Dopo il pareggio tra Napoli e Roma, Allegri si sarebbe lasciato andare a considerazioni molto pesanti sulla corsa Champions della scorsa stagione.

Parole attribuitegli dalle ricostruzioni giornalistiche e che potrebbero essere esaminate dalla Procura federale, intanto si è preso una squalifica e chissà come mai da anni, da quel famoso Dov’è Rocchi, Allegri è sempre al centro della polemica e non gli viene perdonato nulla.

Nel frattempo, la Roma ha tutto il diritto di difendere i propri risultati e il proprio percorso sportivo, non ci sono elementi sufficienti per sostenere che la sua qualificazione sia stata determinata da favoritismi ed ha fatto bene Gasperini a difendersi, ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre tutto a uno sfogo di un allenatore arrabbiato.

Perché Allegri, volontariamente o meno, ha riportato al centro del dibattito un argomento che troppo spesso viene affrontato soltanto quando riguarda la propria squadra: la credibilità del sistema.

Lo scorso anno, perché la Juventus è stata l’unica a pagare?

È questa la domanda che vogliamo porre.

Nella scorsa stagione abbiamo assistito a polemiche, episodi controversi e decisioni arbitrali che hanno alimentato discussioni per mesi. Eppure, nella percezione di molti tifosi bianconeri, è stata soprattutto la Juventus a pagare il prezzo più alto degli episodi contestati, i bianconeri hanno perso dieci punti per errori arbitrali.

Una percezione che merita di essere esaminata attraverso i fatti, non trasformata automaticamente in una sentenza.

Perché quando si parla di una grande squadra come la Juventus, ogni episodio diventa immediatamente un caso nazionale. Si moltiplicano i processi mediatici, le accuse e le richieste di spiegazioni.

Ma la stessa severità viene utilizzata quando i protagonisti sono altri?

È una domanda legittima, che non significa accusare altre società di comportamenti irregolari.

Significa pretendere uniformità.

Se un intervento viene giudicato da espulsione in una partita, dovrebbe esserlo anche in un’altra. Se un contatto è considerato da rigore, il criterio dovrebbe essere riconoscibile indipendentemente dal colore della maglia.

Altrimenti il tifoso perde fiducia, e quando viene meno la fiducia nelle regole perde credibilità l’intero campionato.

L’anno scorso l’uniformità non è stata mantenuta ed è giusto che Allegri si lamenti, quest’anno le cose sembrano andare meglio e vedremo alla fine.

La Juventus deve certamente assumersi le proprie responsabilità.

Gli errori tecnici, le prestazioni insufficienti e i punti persi non possono essere attribuiti automaticamente agli arbitri, quest’anno la Juventus sta pagando totalmente dazio fino ad ora per colpe proprie, a differenza dello scorso anno. 

Ma riconoscere i limiti della squadra non significa rinunciare a pretendere spiegazioni sulle decisioni contestate, le due cose possono convivere.

La Juventus deve migliorare sul campo, mentre chi governa il calcio deve garantire trasparenza e criteri coerenti. Non servono compensazioni, non servono trattamenti di favore e non serve alimentare una guerra permanente tra tifoserie. Serve una cosa molto più semplice: che situazioni comparabili vengano valutate secondo principi comparabili. E quando questo non accade, servono spiegazioni convincenti, come sta succedendo quest’anno dove la situazione arbitrale è migliorata.

Il vero vaso di Pandora riguarda arbitri, VAR e giustizia sportiva

La discussione aperta da Allegri dovrebbe diventare l’occasione per affrontare tre questioni fondamentali.

La prima riguarda la coerenza arbitrale. Troppo spesso episodi simili producono valutazioni differenti, senza che il pubblico riesca a comprenderne le ragioni e lo scorso anno la situazione non è stata una situazione normale. 

La seconda riguarda il VAR. Uno strumento nato per ridurre gli errori non può diventare un ulteriore motivo di confusione. Bisogna chiarire quando interviene, quando non può intervenire e quali criteri vengono applicati e quest’anno le cose stanno andando meglio, ma qualcuno si lamenta e parla di ingiustizie ma perchè?-

La terza riguarda la giustizia sportiva.

È necessario che procedure, tempi e sanzioni siano comprensibili, proporzionati e applicati senza disparità.

Su questo terreno la storia della Juventus rende inevitabile una sensibilità particolare. Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il club hanno lasciato interrogativi e divisioni che non possono essere liquidati con una battuta. Ma anche qui il confronto deve basarsi su procedimenti e decisioni verificabili, evitando di confondere casi differenti.

Il problema non è la Roma. Il problema è la credibilità

È troppo facile trasformare la polemica in una contrapposizione tra Napoli e Roma, oppure tra Allegri e Gasperini. Così facendo, però, si perde il significato più importante della discussione. Il calcio italiano ha bisogno di recuperare credibilità. E la credibilità non si costruisce chiedendo agli allenatori di tacere ogni volta che protestano. Si costruisce dimostrando che le regole sono chiare, che le decisioni vengono motivate e che nessuno beneficia di una valutazione diversa soltanto per il proprio peso sportivo o mediatico.

Allegri dovrà rispondere delle parole che gli saranno eventualmente attribuite e accertate nelle sedi competenti. Ma il sistema deve saper rispondere anche alle domande che quelle polemiche fanno emergere.

Allegri ha aperto il vaso di Pandora, ma sarebbe un errore richiuderlo parlando soltanto della Roma.

Il vero problema non è stabilire chi sia stato favorito ieri. È garantire che domani nessuno possa sentirsi penalizzato da criteri differenti. E se nella scorsa stagione Allegri con il Milan, e la Juventus hanno avuto la sensazione di essere le uniche a pagare determinate decisioni, quella sensazione va affrontata con un confronto serio sui singoli episodi. Non con nuove accuse senza prove, ma neppure con il silenzio.

Perché il calcio italiano non ha bisogno di scegliere una squadra da mettere sotto processo ha bisogno di regole chiare e decisioni quanto più uniformi.

Juve, tutto in tre partite
Passando al calcio giocato, in un campionato in cui l’Inter allunga verso lo scudetto, la Juventus si gioca tutto in tre partite, servono almeno sette punti tra Genoa, Napoli e Fiorentina, considerando lo stato fisico della rosa, non sarà semplice.
A Lecce, Spalletti ha scelto la solidità e francamente ci sembra una buona decisione, del resto abbiamo capito che i gol sono più casuali che altro e che segnano più i centrocampisti delle punte, quindi non è sbagliato inserirne uno in più.
In ogni caso i dati ci dicono che l’anno scorso a questo punto della stagione la Juventus aveva dodici punti, quest’anno quattordici, non vuol dire niente ovviamente, solo che tutto è ancora da definire, a patto di cominciare a fare due punti a partita, la media che serve per andare in Champions.
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