A questo giro c’è poco da dire. A Ruben Amorim vanno fatti i complimenti.
Assolutamente sinceri e non di prammatica, perchè dopo aver perso una partita orribile in casa con il Bologna vince in tutto e per tutto il suo primo derby. Batte l’Inter e batte nello scontro diretto Christian Chivu.

Amorim vince il derby: il Milan e l’obiettivo Champions League
La partita, lo si è visto da subito, l’ha preparata molto bene e i suoi calciatori l’hanno interpretata anche meglio. Il Milan è stato capace di studiare i punti deboli dell’avversario e amplificarli all’infinito con una partenza degna di un top team. Oggettivamente così bello non si era mai visto anche perchè in passato fra esperimenti, calciatori piazzati non nei propri ruoli e continui cambiamenti tattici non era riuscito a dare certezze, infondere solidità e un piano chiaro ai suoi calciatori.
Dagli errori si possono sempre trarre degli insegnamenti e in questo Amorim è stato parecchio intelligente. Certo, per capire davvero la reale consistenza del Milan serviranno altre prove. Però la vittoria del derby resta la cosa più bella fin qui di una stagione in cui servirà comunque viaggiare oltre l’ordinario per garantirsi l’obiettivo Champions League.
A proposito: se non si è capito anche in futuo il massimo traguardo a cui ambirà il club, al di là delle populistiche dichiarazioni del proprietario Gerry Cardinale, è rientrare nell’unica competizioe che conta per davvero. Partecipare per vincere scudetti e coppe resta un ricordo. La scelta di puntare sul nuovo Head of Football Markus Krosche ne è la riconferma. Da dicembre sarà operativo e l’obiettivo principale sarà fare quel che ha fatto nell’Eintracht. Cioè scovare giovani di talento da prendere a 10 e rivendere a 80. Puro player trading.
Inter, i problemi si ripetono: le responsabilità di Chivu
Se Amoirm sorride su Chivu è giusto iniziare a fare qualche riflessione, anche profonda. Intesa non come una valutazione sulla posizione dell’allenatore dell’Inter piuttosto sulla ormai incapacità cronica di correggere i tanti sbagli e le enormi criticità di una squadra che invece di migliorare e perfezionarsi, regredisce e si affloscia.
Inter impresentabile a Venezia per atteggiamento e prestazione, Inter impresentabile nel derby contro il Milan. Imbarazzante il modo in cui prende i gol, sempre alla stessa maniera e sempre allo stesso modo. Non è una questione di singoli, o meglio non soltanto un problema da addittare a questo o quel calciatore. Qui i problemi sono più complessi.
Anzitutto mentalmente è apparsa una squadra svuotata, e in seconda battuta il reparto è una frana. Scalate sbagliate, preventive inesistenti, gli spazi fra un difensore e un altro sono sproporzionati. Insomma, da qualsiasi lato la si voglia guardare la situazione e il momento dell’Inter è molto preoccupante.
L’allenatore ha le sue responsabilità. Il messaggio lanciato da tempo non è passato. Ai calciatori, vedendo le prestazioni in campo, i richiami all’impegno, al carattere, all’attenzione e a quel pizzico di provincialismo che occorre in determinati momenti storici da una parte entra e dall’altra esce. Occhio perchè per la squadra più forte del campionato, l’Inter, la stagione sta prendendo una piega brutta
Roma da scudetto, Udinese in crisi e Bologna rilanciato da Palladino
La Roma è bella per davvero, ma si sapeva. L’Udinese invece è un pianto. Si può perdere contro quella che insieme all’Inter è la squadra più forte di tutto il campionato e a cui con ogni probabilità contenderà lo scudetto. Ma c’è modo e modo di farlo. E l’Udinese ha scelto il modo peggiore. Senza nulla di nulla, una resa incondizionata. Squadra senza la minima identità, priva di orgoglio e carattere.
Dispiace dirlo perchè è un valido allenatore, ma Kosta Runjaic era da esonerare già durante l’intervallo. Non è ammisibile presentare una Udinese così al di sotto di qualsiasi immaginazione. Andare avanti con lui significherebbe non aver compreso il problema e, soprattutto, non ritenere la rosa di livello. Perchè per potenzialità è davvero una squadra parecchio interessante e intrigante, e con diverse skills non ancora epresse per via di un lavoro che fin qui è stato deludente anche sotto questo punto di vista.
Cambiare spesso è doloroso per una società e per i dirigenti perchè comporta inevitabilemente ammettere i propri errori. Tuttavia può essere però anche la chance per ripartire di slancio come sta accadendo a Bologna con Raffaele Palladino. I meriti, come i demeriti, vanno sempre riconosciuti. E di meriti – in questo caso – l’allenatore subentrato a Tedesco in una situazione oggettivamente complicata ne ha tantissimi.
Arriva, allena in silenzio, rimette le cose a posto ma con le proprie idee. Difesa a tre, calcio propositivo e gerarchie totalmente azzerate. Tutti dentro il progetto Bologna, ogni giocatore con Palladino ha avuto la chance di mettersi in mostra. La sua bravura è proprio qui.
Paradossalmente le vittorie in serie con Cagliari e Milan in trasferta, e Monza di rimonta in casa, passano in secondo piano. Dove si vede davvero la sua abilità bisogna infattu ricercarlo altrove. Per esempio nell’aver riabilitato Casale, un difensore che il Bologna in estate quasi regalava pur di mandarlo altrove. Invece Palladino lo ha rivalorizzato mettendolo addirittura al centro della sua difesa. Bologna, Atalanta, la miglior Fiorentina degli ultimi anni: poco da dire, i numeri e le prestazioni sono dalla parte di Raffaele.