Milan, Amorim: “Non invidio Chivu. Lo Scudetto è sempre l’obiettivo”

In vista del Derby contro l’Inter, Amorim recupera Gila, Moreira e Rabiot perde invece Tomori. Queste le dichiarazioni in conferenza stampa. 

Così Amorim sul supporto di Cardinale: “Apprezzo molto il supporto di mister cardinale, mi è piaciuta come frase, ma sapevamo che non sarebbe stato possibile gettare le basi in fretta e sapevamo che sarebbe servito tempo, ma allo stesso tempo vogliamo vincere ogni partita e quando non succede proviamo emozioni molto negative, le cose belle hanno bisogno di tempo per essere costruite, mi piace come analogia. Il dolore della sconfitta deve essere forte e utile e dobbiamo dire alla tifoseria che servirà tempo”.

Ruben Amorim, allenatore Milan
Ruben Amorim, allenatore Milan

 

Milan, ancora Amorim

Come stanno Gila, Moreira e Rabiot. Che differenza c’è con il Derby di Manchester?: “Si sono pronti, vedremo in mattina in base al game plan ma ho le idee chiare. Avete visto lo stadio ieri due squadre che condividono una cosa del genere non si vede in giro così spesso. In Inghilterra il feeling era un pò più sportivo qua è tutto così latino come lo è in Portogallo”.

Sul post Bologna: “Dobbiamo prenderla da dentro ognuno di noi, è una partita speciale e non conta se sei stanco devi essere sul pezzo. Contro il Bologna sin dal primo minuto non potevamo perdere soprattutto dopo essere andati in vantaggio, abbiamo visto i dettagli sbagliati e ho già parlato per correggerli, dalla sosta non abbiamo potuto allenarci con continuità e parlando di me e della mia squadra alcuni dettagli vengono tralasciati proprio perchè non abbiamo tempo. Alcune cose si possono offuscare con l’energia”.

Sullo scudetto

“Lo scudetto è sempre l’obiettivo per il Milan, però abbiamo già perso punti e dobbiamo risolvere la situazione, bisogna lottare finchè l’obiettivo è fattbile. Il mio pensiero come allenatore non è di guardare sul medio lungo periodo perchè ora devo pensare partita per partita, quello lo fa la società, io penso a migliorare la squadra di giorno in giorno, col Bologna gli errori fatti vanno corretti la prossima partita. Noi vogliamo vincere ma non solo un anno anche per fortuna o cercare scorciatoie vogliamo vincere anche in annate consecutive per non rischiare di cadere poi nelle stesse difficoltà ma al Milan l’obiettivo principale è sempre lo scudetto ma domani c’è una partita da preparare e in caso di risultato negativa il gap aumenterebbe quindi pensiamo a vincere anche se non so quanto ci vorrà”.

Invidia per Chivu?

“Non ho alcuna invidia per Chivu, perché sono nel lato giusto di Milano: ho scelto il Milan e non l’Inter. Ho scelto questo progetto e ne sono felice. Ho imparato dall’esperienza precedente e ho sposato una situazione simile, con una società che vuole ricostruire attraverso i giovani, proprio come Cissé. Sono contento di questa scelta, ma non sono ingenuo: so bene che per costruire c’è bisogno di vincere, perché solo così si ottiene il tempo per lavorare. Ho scelto questo progetto perché mi piace. Capisco le vostre domande e a volte, la mattina, penso che sarebbe bello avere più esperienza in rosa o magari qualche infortunio in meno; poi però la sera vado a letto contento, perché so di aver fatto la scelta giusta.”

Sull’Inter?

“Cristian è molto simpatico, ci siamo lamentati un po’ insieme per l’orario della presentazione e abbiamo parlato dell’ultima partita. Lui era contento perché avevano vinto, ma eravamo felici tutti per lo stadio. L’Inter gioca a occhi chiusi, questa squadra potrebbe quasi scendere in campo senza allenarsi, perché tutti sanno esattamente cosa fare. Magari i nerazzurri stanno perdendo, ma hanno la maturità di sapere che possono rimontare e sono pieni di talento. Però anche la nostra squadra ha talento, e noi prepareremo il match per vincere.”

Su Goncalo Ramos

“Lui può esserlo. Sta avendo delle difficoltà, ma penso che siano problemi di natura più collettiva: controlliamo la partita, ma non passiamo abbastanza tempo negli ultimi trenta metri ed è questo il problema principale, perché manca pressione negli ultimi trenta metri. Ci lavoreremo per passarci più tempo. Ramos ha già dimostrato in carriera di poter incidere in ogni partita.”

“Mi piace che in Italia si stia andando in una buona direzione: più velocità e meno falli. Pensiamo a cosa è successo a Udine e confrontiamolo con altre partite; forse sarà più difficile per Ramos muoversi sul campo. Non parlerò mai degli arbitri, ma paragonate quello che è successo contro l’Udinese e penso che capirete cosa voglio dire. Comunque mi piace questo modo di giocare, ci sono tanti gol ed è una cosa positiva. Basta vedere gli episodi della partita di Udine e metterli a confronto con gli altri campi.”

I tanti infortuni

“Lo si nota ora perché è successo: non si potevano prevedere certe cose, come quelle di Saelemaekers e Chukwueze, e poi il caso di Moreira, che ha subito un sovraccarico per dover supplire alle altre due assenze. Abbiamo avuto tre giocatori nello stesso ruolo che si sono fatti male contemporaneamente. Ho dovuto adattare Tomori, che ha fatto 400 metri di sprint, e alla fine della partita col Bologna ho dovuto rischiarlo nuovamente, così si è infortunato. Non si possono preventivare tutti questi infortuni nello stesso reparto; o si allenano quaranta giocatori, ma questo comporta un risvolto economico e bisogna sempre ragionare su quanto minutaggio concedere a ciascuno. È chiaro che oggi sarebbe meglio avere più elementi a disposizione, ma bisogna essere razionali quando si prendono certe decisioni, e all’inizio eravamo d’accordo sul numero della rosa. Adesso, se mi fate la domanda, vi dico di sì, ma bisogna sempre tenere in conto il lato razionale di quella scelta, che era la nostra idea originaria”.

La difesa troppo fragile

“Bisogna guardare le partite singole, perché ci sono problemi diversi: contro il Bournemouth abbiamo concesso due rigori e due calci piazzati, ma contro il Bologna è stato diverso, c’è stato un altro piazzato unito alla sfortuna di Bartesaghi. Abbiamo buttato via sette minuti in occasione del quarto gol; bisogna mantenere l’identità fino alla fine. Perdere 3-2 non è la stessa cosa che perdere 4-2, c’era ancora tutto il tempo per recuperare. Dopo il terzo gol abbiamo sofferto l’ansia e abbiamo cambiato posizioni, Pavlovic ha iniziato a correre con la palla nei piedi mentre c’era tutto il tempo per ribaltare l’inerzia della partita. Sotto questo aspetto dobbiamo decisamente migliorare”.

Ancora sui troppi infortuni

“Non c’entra lo staff per i problemi muscolari, né chi lavora in palestra o in Milan Lab: la responsabilità è dell’allenatore e del suo modo di preparare la squadra. Bisogna conoscere lo storico dei calciatori, come nel caso di Cissé: ha segnato, e vi siete chiesti perché poi non giocasse la partita dopo? Io conosco bene il passato di tutti i calciatori per quanto riguarda gli infortuni. Certo, può esserci anche la sfortuna, come un colpo al piede che è pura malasorte: vi garantisco che nel caso di Alexis è stata pura sfortuna. Lì manca un giocatore e bisogna rischiare di più. Io sono felicissimo dello staff medico, sta facendo un lavoro eccellente. Devo gestire i carichi di lavoro e sapere a memoria il passato dei giocatori riguardo agli infortuni, ma alcuni non sono abituati a disputare partite consecutive. Ardon ha fatto novanta minuti per tre partite di fila e non ha avuto problemi, mentre altri dopo una partita e mezzo accusano fastidi. Lo ripeto: sono felicissimo dello staff medico, stanno lavorando tanto e bene”.

Sul calare troppo presto

“Vedo i giocatori nel giusto mindset: ieri eravamo tutti arrabbiati, anch’io, ed era dura il giorno dopo. Oggi eravamo tutti focalizzati su ogni aspetto e abbiamo un piano chiaro. La mentalità è quella giusta. In certe partite iniziamo male e finiamo bene, come contro la Lazio, mentre a volte facciamo tutto bene come con l’Atalanta e poi crolliamo. Dobbiamo essere consistenti per tutti i novanta minuti, ma non abbiamo ancora quella maturità che possiede l’Inter. Loro, nei momenti chiave, mettono in campo tanti attaccanti e uomini in area, crossando continuamente e sovraccaricando l’avversario. Noi non siamo quel tipo di squadra, abbiamo un modo diverso di giocare e dobbiamo essere più continui nei novanta minuti.”

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