A Napoli i due anni trascorsi con Antonio Conte sono un lontano, lontanissimo ricordo. Sotto qualsiasi punto di vista, compreso quello gestionale. Può piacere o meno ma è stato uno dei pochi allenatori a saper far funzionare tutto il Mondo Napoli. Senza dubbio affascinante ma parecchio differente rispetto a tanti altri.

Guardando ciò che sta accadendo adesso l’orologio sembra essere tornato indietro, per l’appunto, alla stagione prima del suo arrivo. Cioè una delle più brutte di sempre da quando Aurelio De Laurentiis è presidente. Le vibes attuali sono da quell’annata lì: la scelta fallimentare di Rudi Garcia, il suo esonero che era praticamente già scritto ancor prima di iniziare e il ritorno di Walter Mazzarri. Poi altri giri, altre sconfitte, altri disastri e altro allenatore – Calzona – giusto per provare a chiudere con un minimo di dignità. Ecco, il Napoli di adesso è tristemente più vicino a quella roba lì che al biennio Conte, dove comunque si è vinto uno scudetto e posto le basi per costruire qualcosa di importante.

Napoli, la crisi di Allegri e le responsabilità del club

Massimiliano Allegri è in difficoltà, ed è anche comprensibile. Gestisce una squadra piena di infortunati, con calciatori a fine ciclo e altri senza il sacro fuoco. E come se non bastasse l’ennesima figuraccia in Champions League ha fatto saltare il tappo e sono venuti fuori pure tutti i dissidi di uno spogliatoio tutt’altro che unito.

Un disastro, c’è poco da girarci intorno. Dove tutti hanno la propria parte di responsabilità. Perché in questa storia non c’è solamente l’allenatore da mettere in discussione, ma anche dei calciatori svogliati e svagati e una dirigenza le cui scelte sono state impietosamente smentite dal campo e dai risultati.

Riprendere la retta via è molto più complicato di quanto non possa sembrare perché paradossalmente l’aspetto tecnico e tattico potrebbe essere l’ultimo dei problemi. A inizio novembre il Napoli è già fuori dal giro che conta. In campionato si è impantanato nella mediocrità del centro della classifica e la campagna europea è stata fin qui oscena. A dir poco. Si salvi chi può, verrebbe da dire.

Como, una notte da record a Lens

Sul Como, invece, c’è poco da aggiungere. Che vuoi dire al miglior club attualmente in circolazione, che da esordiente in Champions League piazza un record clamoroso andando a vince 1-9 a Lens? Solo infiniti complimenti e l’ennesima certezza sul fatto che resta una delle pochissimissime squadre per cui vale davvero pagare la pena il prezzo del biglietto. Per tutte le altre mica tanto.

Atalanta, il dopo Gasperini e la sfida di Sarri

Prima per esempio la capitale del bel calcio era Bergamo, adesso anche qui la storia si è fermata. Capita, succede. Sono cicli, più o meno lunghi e più o meno vincenti. L’Atalanta si è divertita tantissimo con Gasperini, ha gioito parecchio con quella splendida Europa League vinta con infinito merito e giocando un calcio divino.

Ora deve provare a resettare anche se lo switch non è proprio automatico. A Sarri serve tempo perché cambiare testa e 10 anni di un certo tipo di calcio è una delle cose più complicate in assoluto. Certo, poi bisognerà capire se i calciatori hanno la voglia di seguirlo. E su questo aspetto fondamentale si giocherà la vera partita. Perché a breve ci sarà la sosta e anche lì determinate gerarchie e scelte fatte a giugno potrebbero subire modifiche o cancellazioni.

 

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×