Alessandro Bastoni andrà via. Salvo ripensamenti dell’ultima ora, francamente impensabili, non ci sarà una retromarcia nel passaggio al FC Barcelona per 60 milioni di euro.
Lo vuole Joan Laporta più che Hansi Flick, ma visto che il tedesco ha steccato in Champions allora non ha potere decisionale sul mercato. L’accordo per i 7 milioni al giocatore c’è, ai primi di giugno si chiuderà tra i club. Bastoni nella Liga avrà un campionato che esalterà ancora di più le sue caratteristiche, mentre in Champions il Barcellona dovrà trovare ancora la quadra difensiva. Ma queste sono altre questioni tecnico-tattiche-economiche. E Bastoni ha tutto il diritto di perseguire il destino che più preferisce.

Il caso Bastoni tra Juventus, Bosnia e polemiche mediatiche
Il punto è un altro. Bastoni, corteggiato da almeno un anno dal Barcellona, ha deciso di andare via dopo il linciaggio mediatico subito nel tandem horribilis tra Juventus e Bosnia. Sgombriamo il campo: ha sbagliato Bastoni contro la Juventus? Certamente, accentua un contatto (ebbene sì, accentua, non simula) e poi esulta per l’espulsione. Antisportivo? Sicuramente. Ma come praticamente 30 contatti a partita e a ogni espulsione provocata in un match così sentito. Ha sbagliato Bastoni contro la Bosnia? Certamente, e sarebbe puerile negare che tanta parte della non qualificazione se la porta in collo lui. Ma vi sembra di aver mai assistito a una crocifissione simile per un errore, pur con conseguenze così pesanti?
Ricordate qualcosa di simile per Domenico Berardi che sbaglia a porta libera contro la Macedonia, per l’autorete di Daniele De Rossi contro la Svezia, o per i rigori mondiali sbagliati da Roberto Baggio, Luigi Di Biagio e Aldo Serena? E sì che la pur scellerata scelta del tackle avviene in seguito al rinvio corto di Gianluigi Donnarumma e al movimento sbagliato di Gianluca Mancini, ma tant’è. E sì che Bastoni si è sacrificato da infortunato per la Nazionale. E, a ben vedere, ha pesato molto di più l’espulsione di Pierre Kalulu che l’eliminazione.
Per settimane non si è parlato d’altro: prima notizia su tutti i giornali, larga parte del mondo del calcio che ne chiedeva l’impiccagione sportiva, addirittura l’allontanamento dalla Nazionale. Ed è inutile fare nomi: pensate ai commentatori sportivi più importanti, e tutti loro hanno avuto la loro responsabilità nel fare e aizzare il branco per tirare pietre a Bastoni.
Inter, pressione mediatica e la questione “morale”
Alessandro Bastoni ha ritenuto umanamente ingiusto e insopportabile quanto sia stato messo in mezzo. E non vale l’assunto: “siete pagati tanto anche per questo, fate i professionisti”. Ma chi, ma come, ma perché. Qua non si tratta del normale insulto all’avversario: qua si tratta di Dillinger Bastoni, diventato nemico pubblico numero uno della morale virtuosa del calcio. Insopportabile per chiunque, figuriamoci poi se non sei magari uno che sfida le folle come Zlatan Ibrahimović, Marco Materazzi o Giorgio Chiellini, ma uno messo in mezzo per ragioni di bottega.
E sì, perché lo sciagurato Bastoni ha avuto soprattutto un demerito: quello di giocare nell’Inter, e di farlo in un’Inter che si apprestava a vincere. Perché se la Juventus è la squadra numericamente più amata e trasversalmente più odiata, non c’è dubbio però che la squadra più odiata numericamente sia l’Inter: a fronte del 17% di tifo, è poi la nemica numero uno di juventini e milanisti, a cui si è aggiunta anche una parte del tifo napoletano.
E Bastoni è diventato il nemico da eliminare agitando la questione morale, solo per poter accrescere le possibilità di vincere lo scudetto. Lo scempio su un uomo per miserabili interessi. Ma finché lo fanno i tifosi, pace. Se lo fanno dirigenti e soprattutto editorialisti, è da voltastomaco.
Dalla critica alla condanna: il caso simbolo del calcio italiano
Bastoni se ne va nauseato perché, a fronte degli errori – grossi e criticabili – è stato condannato spietatamente. E un uomo ha il diritto di dire “non ci sto” senza che sia considerato per questo meno uomo: provateci voi prima di dire “allora rimani e combatti”. Troppo facile dirlo facendo i paladini della giustizia con lo scudo della serenità degli altri.
Ed evitate la banalità del “ecco, adesso Bastoni passa pure da vittima”. Il problema è che lo avete fatto diventare un carnefice: che se uno sbaglia, come ha fatto lui, non significa automaticamente che qualsiasi pena sia giustificata.
Bastoni non passa da vittima: Bastoni è diventato vittima, e la colpa è vostra. Ma la sua unica colpa è avere sbagliato con la maglia dell’Inter. Per gli altri la pena è commisurata al reato, per lui è stata la condanna morale massima, perché l’Inter lo scudetto non doveva vincerlo.
Chiedete per informazioni a Simone Inzaghi, negli anni fustigato a ogni minima mancanza. O chiedete quest’anno a Cristian Chivu, criticato duramente non appena dica buongiorno e buonasera, quando ad altri si permette di dire e fare tutto e il contrario di tutto contro arbitri, colleghi e giornalisti.
Alessandro Bastoni non ci sta, e se pensate “per 7 milioni all’anno vorrei anche io non starci così”, siete parte del problema.