Inter e Napoli confermano anche nei primi giorni di giugno di essere avanti rispetto a tutte le altre, e anche di parecchio, non solo in campo ma pure nella programmazione.
Seppur con società e organigrammi differenti entrambe possono contare su una solidità e una affidabilità manageriale costruita e consolidata nel tempo. La nuova proprietà dell’Inter ha fatto la mossa migliore sin dal primo istante: confermare in blocco l’area tecnica e proseguire il lavoro impostato in passato. Chiaramente con delle rivisitazioni e degli input differenti sposati in pieno dai manager. E infatti l’Inter sta andando in quella direzione, con le idee chiare. Prolungato il contratto di Christian Chivu ora la priorità è rivoluzione (più o meno) una rosa a fine ciclo e aprirne un altro, dando una bella ringiovanita che è necessaria. Oltre che fondamentale.

Inter e Napoli, modelli di programmazione
Marco Palestra è l’obiettivo principale di questa sessione estiva, e ci sta. Lo scorso torneo ha detto che è lui il miglior esterno italiano in circolazione. Uno da Premier League, sia chiaro. Ecco perché la valutazione che ne fa l’Atalanta è giustamente alta. Base di partenza 50 milioni. Troppi? No, perché il prezzo lo fa il mercato. E il prezzo inoltre lo può fissare un club solidissimo che 50, più o meno, ne ha già incassati vendendo Ederson al Manchester United e che alle spalle di Palestra ha altri Palestra pronti a esplodere tecnicamente ed economicamente. Considerato che nel contratto non ci sono clausole o opzioni l’Inter, per non andare troppo lunga, ha una sola possibilità: mettere i soldi sul tavolo. L’investimento può sembrare molto oneroso, lo è. Però vale e ha una sua logica.
Milan nel caos, Bologna tra curiosità e novità
Senza alcuna logica il Milan. Anche volendo sforzarsi di trovare un qualcosa di positivo la missione è impossibile. Il campionato è finito da un po’, il fallimento sportivo certificato e non c’è traccia di una minima idea per rilanciarsi dopo un’annata a dir poco imbarazzante. Nomi, fantasie, stranieri a raffica, direttori tecnici, allenatori tra i più svariati. Tutto senza un minimo filo logico. E nel frattempo i giocatori parlano: Leao vuole andare via, Rabiot aspetta il Napoli che sarà allenato da Allegri, Maignan valuta alternative, gli altri si guardano intorno. Il clima, purtroppo per il Milan, è questo. A Bologna invece c’è tanta curiosità nel vedere Domenico Tedesco. Bella chiamata quella del club che ha deciso di rompere gli schemi e puntare sul nuovo che avanza. Almeno in Italia, perché Tedesco prima di arrivare in A ha dovuto girare il Mondo. Non era una prima scelta, al primo posto c’era Grosso che è con merito il nuovo allenatore della Fiorentina, però uno degli allenatori che Sartori aveva seguito con grande attenzione.
Angelozzi, Corvino e Sartori: i numeri uno
Fra Cagliari e Lecce si chiudono i rapporti con due fra i migliori direttori sportivi in assoluto, che potrebbero portare tranquillamente a spasso 3/4 dei loro colleghi. Anche più illustri. Guido Angelozzi lascia Cagliari dopo un anno intenso: la salvezza, il guizzo Palestra in prestito, Pisacane esordiente in panchina e tante altre cose buone. E si conferma un top. A Lecce the end of an era, quella di Pantaleo Corvino. Parlare dei suoi acquisti top richiede tempo e una lista lunghissima. Lascia non un vuoto ma un cratere. Troppo più bravo di tutti, poco da dire. Per la sostituzione naturale la scelta più logica sarebbe affidare tutto a Stefano Trinchera. Lo meriterebbe per status e capacità dopo i tanti anni passati insieme a Corvino. La certezza è una: Sartori, Corvino e Angelozzi sono dei numeri uno. Possono fare scuola all’80% dei loro colleghi.