In Italia ci sono due allenatori-manager, all’inglese tanto per intenderci. Che hanno poteri superiori rispetto alla gestione della squadra, del campo e della parte sportiva.
Possono indirizzare le scelte in materia di calciatori, delineare le strategie di mercato dando indirizzi ben precisi da rispettare. E possono farlo in base all’età (non solo anagrafica), alle competenze, allo status guadagnato sul campo e i successi. Non solo: Luciano Spalletti alla Juventus e Gian Piero Gasperini nella Roma su concessione dei rispettivi club decidono anche su quali dirigenti puntare e chi licenziare perché non adatti al contesto. Sembra un passaggio di poco conto ma è invece uno snodo fondamentale perché i successi si costruiscono solamente con una società forte e strutturata alle spalle, fatta di gente che parla la stessa lingua.

Il potere degli allenatori-manager
Alla Juventus è passata la linea di Spalletti, sin da subito lontano anni luce dalla visione strategica e gestionale di Damien Comolli, oggettivamente un flop sotto qualsiasi punto di vista. Ed ennesima conferma che un grande scout o cacciatore di talenti non può fare altro. A ognuno il suo. In un anno non ne ha imbroccata mezza, inutile girarci troppo intorno. Spalletti è stato accontentato: via Comolli dentro il miglior manager che sia passato in società negli ultimi anni, Giovanni Carnevali. Anzi, si può tranquillamente dire che ingaggiare l’amministratore delegato che per 13 anni ha gestito in maniera perfetta il Sassuolo elevandolo a uno status mai raggiunto prima è la cosa migliore fatta dalla Juventus nel recente passato. Finalmente una scelta con un senso, con una visione. Finalmente un dirigente capace, preparato, con un background adatto a sostenere e rilanciare la Juventus. Carnevali la chance più importante della carriera se l’è costruita e meritata sul campo. Ed è un acquisto che alla sua nuova società potrebbe portare tanti punti. Quasi come un calciatore.
Roma, Gasperini e la nuova dirigenza
Discorso identico a Roma dove Gasperini ha scelto Tony D’Amico come direttore sportivo al posto di Frederic Massara, che per competenze e serietà resta uno dei migliori in circolazione. Merita di rientrare presto nel giro dove ne è rimasto fuori solo per lo scarso feeling che si è creato con lo stesso Gasperini. Da Massara a D’Amico, il livello in questo settore strategico è rimasto alto. Tony a Verona ha fatto lo stravedere, a Bergamo con l’Atalanta vinto e compiuto uno step ulteriore, a Roma potrà confrontarsi con una realtà bella e affascinante. Dove specialmente può incidere con le sue idee e le sue intuizioni, spesso vincenti. Per gli allenatori e per le società che grazie ai suoi colpi prima vincono e poi incassano.
I giovani allenatori e il futuro della Serie A
Allenatori manager e altri giovani, finalmente. La Serie A sta diventando un campionato per manager sotto i 40 o leggermente sopra. Aquilani al Sassuolo, Abate a Torino e Tedesco al Bologna sono quanto di più interessante possa il campionato sotto il profilo degli allenatori. Certo, avranno dei compiti non semplici perché subentrano a tre colleghi che nelle rispettive società hanno fatto grandi cose. Però potrebbe essere uno stimolo in più. C’è una panchina da sistemare ed è quella del Monza. Gilardino è in vantaggio su tutti gli altri per prendere il posto di Bianco però resta più di un dubbio su come sta nascendo quest’annata in Brianza. La festa per il ritorno in A è durata pochissimo, subito dopo sono andati via Bianco (per scelta propria) e Burdisso (per motivi personali e rispettabili). In pratica tutto o quasi azzerato. Non ai livelli del Milan, sia chiaro. Da quelle parti a distanza di settimane dalla fine del campionato siamo ancora allo zero. Anzi, al sotto zero.