Era un passante preso ad allenare per caso, uno squatter della panchina stabilitosi a dormire sul divano che già al 2 settembre sembrava dovesse levare le tende, un miracolato a cui avevano regalato una esperienza da allenatore dell’Inter per farsi i selfie ricordo.
E invece Cristian Chivu sta per stabilire un record dell’ultimo mezzo secolo del calcio italiano, e con pochi eguali se allunghiamo la storia fino agli albori di fine Ottocento. Perché Chivu si appresta a laurearsi campione d’Italia con sole 13 panchine tra i professionisti prima del campionato in questione, un record che negli ultimo 50 anni ha migliorato solo Fabio Capello, scudettato nel ’92 con sole 5 apparizioni precedenti in campionato (e scudetto con gente come Van Basten e Gullit etc.).

I precedenti nella storia della Serie A
E se estendiamo il paragone all’intera storia della Serie A, soltanto altri 3 allenatori sono riusciti a fare meglio di quanto sta per compiere Cristian Chivu: ovvero Carlo Bigatto con la Juventus 1935, Nino Resegotti con l’Inter 1920, e Giovanni Invernizzi con l’Inter 1971, tutti capaci di vincere all’esordio assoluto da allenatori, peraltro tutti a stagione in corso.
E proprio come “Robiolina” Invernizzi nel ’71, Chivu sta per eguagliare una impresa per l’Inter che a pensarci bene ha qualcosa di sbalorditivo: infatti solo l’italiano, e Armando Castellazzi e Arpad Weisz rispettivamente nei lontani 1930 e 1938 sono stati capaci di guidare l’Inter allo scudetto dopo averci giocato. E ancora di più: Chivu sarà solo il secondo interista della storia a vincere lo scudetto sia da giocatore che da allenatore, proprio come Castellazzi nel 1930.
La chiave del successo: sicurezza, pazienza e fiducia
Pur così clamorosi, i numeri non sono sufficienti a spiegare la chiave di Chivu: sarà lo scudetto della sicurezza, della pazienza, della fiducia in sé stessi. E’ stato il compito più difficile che dal giorno 1 negli Usa si è posto il rumeno. L’autostima della squadra si era sbriciolata, e lui su quello ha lavorato, venendo chiamato poi a settembre a una situazione senza domani, quando già circolavano i nomi dei sostituti all’indomani della sconfitta con la Juventus. Ha fatto da parafulmine a campagne tossiche con pochi precedenti, si è beccato del pretone e del senz’anima tante volte, assorbendo e filtrando, e solo ora con il sorrisino che uccide sta restituendo il fiele in fiale a ogni risposta nelle interviste.
Ha assunto quel ruolo catartico che serviva ai suoi per trovare normalità e sicurezza, grazie al quale l’Inter ha impresso un ritmo forsennato al campionato che ha fatto apparire tutti gli altri mediocri: gli Allegri, i Conte, gli Spalletti e i Gasperini. Ha messo assieme 16 clean sheet, come nessun altro in Europa, e ha segnato più di 20 gol in più di qualsiasi altro pretendente allo scudetto. Sono numeri clamorosi, scoloriscono qualsiasi critica, e che non sono evidenti solo a chi non vuole vederli.
E non sono casuali. La squadra aveva bisogno di normalità e pazienza, lui gliel’ha data con discrezione, anche nel fisiologico mese di crisi a metà febbraio.
Per questo, Cristian Chivu sarà l’uomo del 21° scudetto dell’Inter.