C’era quella luce livida nel cielo, il sole nascosto ma un grigio bluastro, come di un crepuscolo a mezzogiorno.
Un grande sagrato pieno di gente, tanti tifosi di tutte le età, tanta gente semplice di provincia, lo stridore della massa dei media, la processione delle vecchie glorie. Una sensazione strana, perché triste, così differente da quella che ti lascia gente come Evaristo Beccalossi. Che può averti fatto sognare quando era giovane, o gridare di passione alimentata o delusa, e che poi nella sua seconda vita può averti divertito e lasciato un sorriso per quell’approccio leggero leggero all’esistenza, che quando ti volti indietro ti pare quasi non sia solo il più importante, ma proprio l’unico senso logico che possa avere il camminare su questa terra.

Il tempo che passa e le illusioni che svaniscono
E così nella chiesa grande eppure piena in ogni angolo, pensi che forse finalmente è tornato a essere libero, si è scrollato di dosso la gabbia nella quale gli eventi lo avevano incastrato, e che forse sia più giusto così, che adesso sia dove vuole essere e sia andato verso il suo desiderio.
Ma quando ho visto la lunga fila di gente composta e raccolta per andare a ricevere la Comunione, e poi la dignitosa processione di umanità dolente verso il feretro e i familiari, ho realizzato che i condannati siamo noi.
Quando senti suonare la campana, non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te.
Il tempo che scorre sulle teste incanutite degli ex giocatori in chiesa, nostre figurine di bambini ma persone la cui trasformazione scandisce l’incedere del nostro tempo, è il riflesso di come noi tutti siamo in balia dei calendari che volano via. E vedere sul sagrato come tutte le persone là riunite, che si tengono nella tormenta, partecipino a un gioco dove alla fine tutti perdiamo.
L’amore come unico modo per sfidare la morte
Sembra tutto importante, e di colpo non lo è più niente.
L’amore conta. Conosci un altro modo per fregar la morte? Così canta il poeta, solo per coincidenza nerazzurro.
E allora questa scusa del calcio, e di altro per cui tanto dibattiamo e ci battiamo, è solo un minuetto per schivare i colpi. Del nulla che rimarrà, rimane in noi solo l’amore che abbiamo dato e che ci portiamo. Forse un sorriso, se lo abbiamo lasciato ad altri.
Con un dribbling alla Beccalossi, con uno scherzo consapevole di essere stupido, con la leggerezza che niente conti.
L’ultimo saluto e il ritorno alla vita
L’umanità dolente adesso si scioglie quasi nelle parole all’aperto e negli abbracci amichevoli fuori dalla chiesa, va a porgere i suoi rispetti alla moglie Danila e alla povera dolce figlia Nagaja, che in quel momento magari vorrebbe essere ad anni luce di distanza ad ascoltare il padre dentro di sé come ogni figlio ha bisogno, e invece stringe ogni mano, ringrazia ogni volto, a tutti regala un sorriso, e trova pure il tempo di ridere con questo disgraziato cronista.
Perdonate se stavolta ho parlato di queste cose, dalla prossima torneremo alle partite, al calciomercato, alle polemiche e al pallone che rimbalza.
L’aria oggi va così.
La macchina si allontana, il cielo incombe, il tempo passa, e alla ricerca di un senso pensi che forse deve esserci ancora un gioco da giocare, e che la vita valga la pena di essere vissuta solo in questa maniera.