Prima gli allenatori ma anche i direttori sportivi. Averne uno top equivale a prendere un super top player

Le prime decisioni sono state già prese. La Fiorentina tanto per intenderci non ripartirà da Paolo Vanoli.

Non è un colpo a sorpresa, perché nella testa di Fabio Paratici c’era già da tempo l’intenzione di iniziare la prossima stagione con un nuovo allenatore. Nulla contro chi è riuscito a portare a termine l’obiettivo per la quale era stato chiamato al posto di Stefano Pioli, cioè mantenere il club in Serie A. E sia ben chiaro: non era scontato nel momento in cui Vanoli è subentrato ma nemmeno una missione impossibile considerata la qualità della rosa che tuttavia è stata tremendamente al di sotto delle proprie potenzialità.

La Fiorentina e la scelta di Fabio Grosso

Ma il nuovo responsabile dell’area tecnica ha voglia di incidere con una scelta propria, e su questo le idee sono chiare: Fabio Grosso. Da idea spuntata sul finire di febbraio/inizio marzo a prima opzione per la Fiorentina che verrà, dunque da adesso in poi ogni settimana sarà utile per approfondire i discorsi. Non tanto con Grosso, che ha già lasciato intendere come anche per lui il club è una prima scelta, ma più che altro con il Sassuolo con cui è legato contrattualmente. La strada è questa, salvo stravolgimenti sarà percorsa abbastanza velocemente a iniziare dalle prossime settimane.

Atalanta tra Palladino e il futuro di Tony D’Amico

Anche a Bergamo le settimane dell’Atalanta si preannunciano belle piene. Anzi, pienissime. Ci sono più situazioni da capire, comprendere, valutare e analizzare attentamente. La sensazione è che in tal senso ci possa essere l’imbarazzo della scelta. Si comincia sempre dall’allenatore, Raffaele Palladino. Sia chiaro: i numeri sono dalla sua. E non ci piove. Da quando è subentrato a Ivan Juric la sua Atalanta ha avuto un passo da Champions League. E in questa competizione si è tolto belle soddisfazioni. Il Bayern Monaco è un modo a parte, lo ha detto la storia stessa di questa Champions. Ingiocabile, impossibile competere.

L’altro punto a favore di Palladino è stata la capacità di lanciare giovani (Bernasconi, per esempio), rivalorizzato chi già c’era e si era momentaneamente smarrito, dato nuove motivazioni al gruppo. Perché dunque cambiare uno così? Perché probabilmente la società pare avere una visione diversa. Dipendesse da Palladino e ascoltando le sue dichiarazioni ufficiali non ci sarebbero problemi ad andare avanti insieme però i matrimoni si fanno sempre in due.

E a Bergamo la voce che pure il direttore sportivo Tony D’Amico possa chiudere il rapporto con il club alla fine di questa stagione sta diventando sempre più insistente. Lui sì che potrebbe avere tanto mercato. Con i fatti ha dimostrato di essere uno dei migliori direttori sportivi in circolazione. Di quelli che farebbero comodo a tante squadre, anche le top del nostro campionato.

Il problema degli attaccanti nelle big di Serie A

Dove diversi suoi colleghi si sono dimenticati nella costruzione delle rispettive squadre di acquistare un attaccante, un bomber vero, uno in grado di segnare una domenica sì e l’altra pure. Se in Serie A si segna poco, a tratti pochissimo, oltre alla scarsa qualità del campionato c’è anche questo fattore.

Prendete in esame i top club. A eccezione dell’Inter che ha quattro attaccanti più o meno sullo stesso livello, o comunque all’altezza delle rotazioni, le altre hanno tutte bucato uno dei ruoli che non devono essere sbagliati. Il Milan ne ha cinque che non ne fanno uno, la Juventus gira con seconde punte, trequartisti, un esordiente in A che sta facendo una fatica tremenda (David) e un bomber che non è più tale da almeno un anno e mezzo (Vlahovic). La Roma ha dovuto aspettare gennaio l’arrivo di Malen per risolvere il problema del gol affidato in precedenza con scarsissimi risultati a Ferguson e Dovbyk. Nel Napoli Lukaku non si è visto e Hojlund è stato spremuto perché la prima alternativa, Lucca, è stato un bluff.

Questo il quadro, ed è meglio non andare oltre. Ma è piuttosto evidente che in estate acquistare un direttore sportivo veramente bravo equivale a portarsi a casa un super top player.

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