Treno Milan, troppi vagoni su un binario morto

Il Milan è un arcipelago da anni, non ci si può certo meravigliare se siamo arrivati a questo punto.

La cosa che sfugge è una: allenatori strapagati come Allegri non riescono a dare uno straccio di gioco. Neanche per sbaglio, neanche per caso.

Il nodo Allegri e il silenzio dei biografi

Nei riguardi di Allegri c’è da anni un cordone ombelicale che lo tutela da qualsiasi critica: li chiamo biografi, sono quattro o cinque, persino se portasse una sua squadra in Serie B la colpa sarebbe sempre di un altro. Adesso abbondano i post su Furlani per depistare, nel senso che più si parla dell’amministratore delegato meno il mirino sarà puntato su un allenatore che sta facendo disastri. I biografi sono così, bisogna capirli se non compatirli.

Penso al mercato e alle considerazioni che si fanno: non ha un attaccante all’altezza, se lo avesse sarebbe tutta un’altra storia. A parte il fatto che non possono essere diventati brocchi, sono dell’idea che se Haaland indossasse la maglia rossonera avrebbe mille problemi. Semplicemente per un’assenza di organizzazione: manca un criterio che porti gli specialisti offensivi al centro dell’attenzione.

Un Milan senza gioco e senza identità

Il Milan non gioca, specula. Una volta aveva una fase difensiva decente, adesso neanche quella. E quindi, prima di trovare l’episodio, va in barca prendendo gol. Se avete dieci minuti di tempo, confrontate gli attuali numeri con le tre stagioni alla Juve, le ultime tre dopo l’attesissimo e deludentissimo ritorno.

Sempre la stessa musica: girone di andata più che decente, il primo posto a pochi punti, il solito criterio tattico e, da gennaio-febbraio in poi, un crollo verticale. Nessuno si sorprendeva e nessuno si scandalizzava: quando non hai un piano, la tua settimana di lavoro scivola invano (eppure hai trascorso mesi e mesi con un solo impegno), alla fine l’improvvisazione ti smaschera.

Uno studente non può essere modello perché si esalta se gli chiedono un argomento a piacere (facile) per poi incartarsi alla prima domanda.

Tare, Furlani e i vagoni sganciati del Milan

Per tutti questi motivi, potrei aggiungerne altri, credo che il Milan abbia bisogno di un allenatore capace di dare una dignità tattica dal primo giorno di lavoro, che non dica “abbiamo fatto una bella partita” anche quando si collezionano figure barbine, che sappia prendersi una responsabilità alla larga da ciò che faranno i biografi pronti a correre ai suoi piedi.

È un discorso che andrebbe affrontato ben oltre l’obiettivo minimo della qualificazione Champions, poi ognuno è libero di comportarsi come ritiene. Chi ha fatto peggio è Tare, che ha accettato il mandato da ultima scelta, semplicemente perché il Milan avrebbe potuto prenderlo a marzo (era libero) e invece ha deciso di farlo dopo il naufragio delle trattative con altri specialisti del ruolo.

Ultima soluzione. Tare parla di speculazioni, ma dovrebbe essere lui a darsi una risposta su alcune trattative portate avanti senza che nessuno lo consultasse. Ulteriore conferma che il Milan attuale non è un treno unico e diretto verso una sola destinazione, ma è composto da vagoni che si sganciano per finire su un binario morto.

Nel calcio ci vuole poco, soprattutto quando puoi investire importanti capitali, per dare una logica a certe cose. Ma se fai esattamente il contrario rispetto alla normalità, alla fine non puoi lamentarti. A patto che poi le uniche colpe non vengano date totalmente a Furlani, già responsabile di suo. Troppo comodo: i biografi di Allegri potrebbero impartirci una lezione completa.

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