Ricordate il 2 luglio dell’Inter? La pagella dei campioni di tutto: l’eccellenza di Beppe, Cristian, Lautaro e Federico

Portate l’orologio indietro al 2 luglio 2025: Inter malamente fuori dal Mondiale per Club contro la Fluminense, davanti ai microfoni Lautaro esplode contro i compagni che non vogliono rimanere, spogliatoio disintegrato, Inter anno zero, si invoca la rifondazione, ciclo finito a Monaco, e Chivu è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Questo era, e si confermava fino a metà settembre con le 2 sconfitte nelle prime 3 giornate, il peggior avvio dell’Inter in 15 anni. E chi lo nega mente sapendo di mentire, altro che Inter ovvia favorita che rispecchia il copione.

E questo dunque dà l’idea dell’impresa eccezionale compiuta da Chivu, dai giocatori, dal management: l’Inter è l’unica vincitrice nella stagione italiana 2025/26, doblete come accaduto solo 11 volte in un secolo di calcio italiano, e lo fa con numeri straordinari.

Dall’anno zero al doblete: la rinascita dell’Inter

Ecco il pagellone dei campioni di tutto in Italia.

MAROTTA & AUSILIO 9.5 – Il mercato, molto migliore di quanto descritto. Ma soprattutto quella continuità e calma che sono state il filo conduttore da Conte a Simone Inzaghi a Chivu. E la scelta del romeno da tutti era stata dipinta come un salto nel buio. Sono il collante che è il vantaggio dell’Inter sul resto d’Italia.

CHIVU 9.5 – Aveva altre idee per la squadra, ma le ha con saggezza in parte accantonate, tenendo quanto c’era di buono e rinfrescandolo un po’. Ma soprattutto, psicologo e leader nell’ombra, che con pazienza ha restituito la fiducia al gruppo, riattaccandogli le ali. Cos’altro si può chiedere a un allenatore (semiesordiente!)?

LAUTARO 9.5 – La massima espressione del concetto di leadership nel calcio, supportata da numeri decisivi come nessun altro, in un momento storico peraltro dove scompaiono i bomber. È l’Inter, come i grandissimi del passato.

DIMARCO 9.5 – Il record di assist nella storia della Serie A. Primatista di assist in Europa accanto a Bruno Fernandes. Dice tutto. E di più, perché ne ha sbloccate tantissime. Nel solco di Facchetti, Brehme e, dall’altro lato, Maicon.

Lautaro e Dimarco simboli dell’Inter campione

CALHANOGLU 8 – Un voto in meno per i ben 4 mesi d’assenza (alla faccia dell’Inter che non ha infortuni). Altrimenti, decisivo come forse mai in carriera, e sì che ne ha fatte di cose. Una sentenza come nessuno.

P. ESPOSITO 8 – Prima che la batosta con la Bosnia ne minasse l’animo, è stato esplosivo. Il vicecapocannoniere della B, esordiente in A, capace di non farsi mettere sotto da nessuno. Raro vedere debutti simili.

THURAM 7,5 – Strepitoso i primi due mesi fino all’infortunio, essendo capocannoniere, e poi nel mese finale dello sprint decisivo. In mezzo irritante e disperso senza Lautaro. Ma forse è cresciuto di personalità.

ZIELINSKI 7.5 – La serie di 14 vittorie e 1 pareggio in 15 partite lo vede ampiamente protagonista da supplente di Calhanoglu. Paradossalmente ha dato il meglio quando non ha avuto paracadute, poi un po’ nascosto.

DUMFRIES 7.5 – Le prestazioni in verità sono molto più alte, da 8.5, ma si è perso metà stagione e anche per lui dunque incide nella valutazione. Fino all’infortunio contro la Lazio semplicemente inarrestabile, dopo di scaltrezza.

BARELLA 7 – La sua peggior stagione fino all’eliminazione con la Nazionale. Dopo, il moto d’orgoglio, il senso di responsabilità per l’assenza di Lautaro, e la voglia di vincere l’hanno reso l’MVP dello sprint finale.

BISSECK 7 – Ha ancora delle amnesie, ma la sua crescita continua a essere poderosa, e nel primo anno da titolare fisso ha dimostrato di averne la personalità, con una speciale capacità di propulsione offensiva.

AKANJI 7 – Il surplus di esperienza ha alcune volte permesso di coprire anche certe sbavature stranamente passate inosservate. Bene la conduzione del reparto, a volte rivedibile nella marcatura pura.

BONNY 7 – Si è un po’ perso nel corso della stagione dopo un ottimo inizio, soffre la titolarità mentre dalla panchina è più d’impatto. Ma ha fatto giocate fondamentali, ruotando con tutti i partner, e ha ampi margini di crescita.

SUCIC 7 – Il meglio in testa e in coda, con un calo vistoso nella stagione in mezzo, che solo dopo abbiamo scoperto dovuto all’infortunio alla mano che l’ha scombussolato. Capace di essere decisivo con naturalezza.

Da Barella a Sommer: promossi, rimandati e delusioni

MKHITARYAN 6.5 – Anche lui infortunatosi nel momento migliore. L’anagrafe sembra improvvisamente chiedere caro pedaggio. Ma quando può giocare dosando le forze ha ancora qualità non indifferenti.

CARLOS AUGUSTO 6.5 – È l’usato sicuro che non tradisce mai, in difesa e sull’esterno. Anche se manca sempre qualcosa in pericolosità. Lui vorrebbe più spazio e riflette sul futuro, ma è un cambio come pochi.

J. MARTINEZ 6.5 – Non ha sbagliato una partita, mai. Ed è stato decisivo in Coppa Italia con il Como. Ovviamente la stagione è girata sulla tragedia in cui è stato coinvolto, ma il futuro da titolare è tutto da scrivere.

BASTONI 6 – La sua peggiore stagione in carriera, prima ancora del tandem horribilis Juventus/Bosnia. Al suo ritorno ha mostrato doti speciali di saldezza mentale, tenendo botta pur essendo additato come nemico numero 1.

ACERBI 6 – Sembra uno di quelli che sente la carta d’identità solo quando gliela fanno pesare, perché finché non ha toccato la panchina è stato immarcescibile, mostrando poi però un calo inesorabile.

DE VRIJ 6 – Avrebbe meritato più spazio, stranamente entrato poco nelle turnazioni, e ancora più stranamente dunque è il maggior candidato a rimanere tra gli svincolati, ma di fatto non ha sbagliato nulla.

DARMIAN 6 – Quasi sempre fuori per infortunio, anche quando si era aperta la finestra per il suo impiego. Era stato anche il migliore in campo a Bodø in condizioni a lui particolarmente avverse. Sfortunato.

FRATTESI 6 – Allarmante involuzione. In passato ha subito narrazioni non corrette, smentite da prestazioni da miglior dodicesimo in Italia. Quest’anno praticamente impalpabile, ma anche il meno considerato.

DIOUF 6 – Il prezzo sicuramente ha pesato e gli è pesato. Forse è stato pagato troppo, assolutamente. Però dà la sensazione che il bello debba ancora venire, e forse è l’unico che sa dribblare secco.

LUIS HENRIQUE 6 – Criticato oltremodo perché con quella spesa ci si aspettava il vice Dumfries. Ma intanto nei 5 mesi in cui è mancato non ha mai sbagliato nulla difensivamente. Magari poco propositivo.

SOMMER 6 – Evidente calo, anche se spesso gli venivano attribuite colpe non sue. Probabilmente non si vedeva un portiere capace di incidere così poco su uno scudetto dai tempi di Antonioli con la Roma 2001.

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