Casa chiusa Milan: casino a cielo aperto, e la buona idea Rangnick nasce con la peggiore premessa

Giuro che un casino a cielo aperto peggiore di quello del Milan non l’avevo mai visto – in un club d’élite s’intende.

Siamo anche abituati a vedere due fazioni che si fanno la lotta all’interno dello stesso club: oddio, non proprio abituati, ma è una di quelle situazioni standard che si trovano quando un club va a rotoli dal punto di vista gestionale. Ma al Milan si è riusciti a fare peggio: con ben tre fazioni che hanno condotto la squadra a sbattere.

Le tre fazioni che hanno portato il Milan allo scontro interno

C’erano Allegri e Tare, non proprio coalizzati ma sicuramente solidali. Poi Furlani e Moncada, con il primo a dirigere avendo sul curriculum ‘tifoso del Milan’, e che è esondato oltre il suo cioè i conti, in un capolavoro di dabbenaggine. E salendo su su si arriva fino a Cardinale e Ibrahimovic. O dovremmo dire solo Ibrahimovic, perché Cardinale magari non intenzionalmente ma ha fatto la parte della figura imbelle che non capisce quello che succede o forse si sopravvaluta. Cosicché la terza fazione è stata rappresentata solo da Ibrahimovic, che al lavorare dalla mattina alla notte pancia a terra è allergico, ma che ha tramato nell’ombra per fare fuori tutti. Ed è stato o illusorio o ingenuo da parte di chicchessia credere che la fazione di Ibrahimovic avrebbe perso: è evidente che Furlani, Moncada e Tare sarebbero andati, e di Allegri lo è stato dopo la mancata qualificazione in Champions, confondendo la confusione societaria con il disastro tecnico di Allegri, di cui non si è parlato minimamente ma in verità rimarrà responsabile per aver tirato a campare per un’intera stagione senza mai costruire nulla.

Perché Ibrahimovic era destinato a vincere la guerra di potere

Ma tornando alla guerra di potere, per capire come sarebbe finita sarebbe bastata la logica anziché atteggiarsi a insider. Perché Ibra è l’unico che ha un dialogo con la proprietà, che ne è stato scelto, che è ascoltato, e che in verità non è un dipendente ma uno che ci mette soldi, visto che ha comprato quote di RedBird per 30 milioni. Non avrà sempre ragione Ibra, ma quando farà la guerra la sua sarà la fazione che peserà di più.

Rangnick, Glasner e una nuova struttura già piena di contraddizioni

Ed è il motivo per cui il nuovo corso rischia di nascere con la peggiore premessa. Perché la scelta di Rangnick potrebbe essere molto, molto buona. Un uomo con una visione d’insieme, una filosofia che coinvolga tutto il progetto sportivo, e porterebbe con sé Glasner come allenatore. Ma al di là di questo, il problema è che nel caso lui sia direttore sportivo, c’è poi da scegliere ancora un amministratore delegato. E poi ci saranno ovviamente accanto a Cardinale sempre Ibrahimovic consigliori ombra (che infatti nel frattempo parla con Pochettino, e si ricomincia con ognuno che va per conto suo), e adesso si è aggiunto anche Calvelli, che ha già fatto sapere di non volere fare l’ad e allora ecco che c’è un’altra figura ombra che si aggiunge.

Un bordello a cielo aperto, diventa Casa chiusa Milan, e ancora prima delle scelte che possono per carità essere sbagliate, sono proprio le premesse e la linea di comando che rischia di essere un altro conto alla rovescia.

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