Ciao Comolli: per la Juve è stato il giorno della Liberazione

Un anno di Comolli ha fatto danni come se fossero stati dieci. Se non avessero specificato, numeri alla mano, che il signor Damien si era insediato a giugno 2025, in tanti avrebbero avuto un vuoto di memoria e avrebbero pensato ad almeno tre anni (fallimentari) di Juventus.

Quanto ha fatto resterà nella storia al contrario, nel senso che sarebbe stato impossibile fare peggio. Anche se si fosse messo di buzzo buono e avesse centuplicato l’impegno.
Il vero vantaggio per la Juventus è che, tardivamente, con Comolli vanno via tutti i suoi consiglieri, mediatori, eventuali e vari. Non gente stipendiata dal club, ma appartenente a quella corte dei miracoli che molto spesso fa danni più di un direttore sportivo.

Un bilancio disastroso per la Juventus

Se si fosse affidato all’intelligenza artificiale, di sicuro Damien avrebbe azzeccato almeno un paio di cose. E non si sarebbe presentato con il naufragio Tudor, l’allenatore confermato a giugno per poi essere liquidato a ottobre. Nella storia della Juve ci sono pochi esempi di questo tipo: stiamo parlando quasi di un record del mondo.

Comolli, passo lento da dirigente. Con lui una trattativa da dentro o fuori in quindici giorni può allungarsi fino a due o più mesi. Con l’aggravante che poi il rischio diventa la certezza di restare con il cerino in mano. Vedi Kolo Muani, una strategia senza alcun tipo di logica: DC pensava di avere in pugno il Paris Saint-Germain, convinto che negli ultimi giorni di agosto della scorsa sessione estiva sarebbe arrivato il via libera.

Invece, il PSG ha cambiato le condizioni: in prestito lo avrebbe mandato per scelta, al Tottenham, e non per imposizione come se fosse una prescrizione medica. E così Comolli si è buttato sul primo tavolo utile, un fantasmagorico Openda con obbligo per la “modica” cifra di oltre 40 milioni.

Il caso Kolo Muani e le trattative senza logica

Da quel momento in avanti, pur essendo inciampato su un gradino, sarebbe stato lecito trovare un appiglio per non precipitare. Invece, da quel gradino Comolli è riuscito a farsi tutte le scale. Non gli daranno il Tapiro d’Oro, ma di sicuro gli consegneranno il non ambito premio di uno dei peggiori dirigenti arrivati negli ultimi anni in Italia.

Ecco perché per la Juventus la certificazione del suo addio ha rappresentato il giorno della Liberazione.

Carnevali può riportare la Juventus sulla strada giusta

Giovanni Carnevali è l’uomo giusto, seppur in colpevole ritardo. Ma, come dice il saggio, meglio riuscirci in differita che andare avanti con il rischio dei soliti strafalcioni. Carnevali non impone le sue idee, ma rende il suo gruppo di lavoro snello, veloce, dedito alla causa, senza troppi giri di parole.

La Juventus ha bisogno di tornare a essere la Juve, credibile nelle cose che fa. E quindi non lontana anni luce da una sfida scudetto. L’ultimo triangolino tricolore cucito sul petto risale al lontanissimo 2020 e un motivo ci sarà.

Il cocktail della recente mediocrità è rappresentato da un dato: la Juve mediamente a febbraio è già fuori dalla lotta scudetto. L’obiettivo quarto posto è il massimo traguardo di una stagione e in bacheca è finita soltanto una Coppa Italia.

Ecco perché la prossima volta che arriverà un Comolli in Italia vi prego di avvertirmi prima: meglio prendersi un anno sabbatico e occuparsi di cinema piuttosto che delle vicende calcistiche di un grande club chiamato Juventus.

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