Memorial Capitanelli, il calcio si interroga sui suoi valori

Grande successo per il Memorial Capitanelli a Porto Recanati, tra ospiti di livello e temi mangiarono

Il calcio è davvero cambiato? E soprattutto, si stanno perdendo i valori che per generazioni hanno accompagnato questo sport oppure stiamo semplicemente assistendo a una trasformazione del modo di viverlo? Sono stati questi i temi al centro del talk Calcio e valori: la passione è cambiata?, andato in scena giovedì 18 giugno all’Oratorio Don Bosco Salesiani di Porto Recanati, la prima tavola rotonda organizzata dal Memorial Giorgio Capitanelli, giunto alla sua terza edizione.

Memorial Giorgio Capitanelli
Memorial Giorgio Capitanelli

 

A confrontarsi davanti al pubblico sono stati larbitro Juan Luca Sacchi, i calciatori Alessandro Sbaffo e Manuel Fischnaller e l’allenatore Manuel Giandonato, moderati da Alessandro De Felice. Un dialogo spontaneo e ricco di spunti che ha toccato temi come il ruolo educativo del calcio, il rapporto tra giovani e sport, il comportamento delle famiglie sugli spalti e l’evoluzione del mondo calcistico tra tradizione e modernità.

Tra gli interventi più sentiti quello di Alessandro Sbaffo, che ha legato il significato del Memorial ai valori più autentici dello sport. Competitivi in campo, al bar insieme dopo il triplice fischio. Questo torneo ha il sapore romantico del calcio di strada, ha raccontato il trequartista, legatissimo allOratorio Don Boscograzie ai ricordi dinfanzia. Un concetto ribadito anche successivamente: Agonismo e intensità in campo, ma poi un abbraccio. Il calcio romantico esiste ancora.

Nel corso della serata Sbaffo ha poi lanciato un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani: Nella vita agisci, comunque. L’unico vero errore è restare a guardaree ancora Chi sbaglia, fa. Chi non fa nulla, ha già perso.

Particolarmente toccante anche il ricordo dedicato a Giorgio Capitanelli: Una di quelle persone che riempivanoil paese. Il vuoto si sente, ma la presenza di chi ha fatto comunità non svanisce mai. Un messaggio ribadito anche da Juan Luca Sacchi. Giorgio era una persona buona e che faceva comunità, i due valori più importanti della mia vita.

Molto apprezzato anche l’intervento dellarbitro della sezione di Macerata, che ha invitato a guardare al calcio come riflesso della società. Il calcio è lo specchio della società: se mancano i valori fuori, mancano anche in campo, ha spiegato l’arbitro di Serie A, aprendo una riflessione sul ruolo educativo delle famiglie e delle società sportive.

Sacchi ha poi acceso il dibattito con una domanda diretta: Oggi un genitore sceglie ancora il calcio per i propri figli?. Da qui il richiamo alla responsabilità degli adulti nel percorso di crescita dei ragazzi. Urlare contro gli arbitri e gli allenatori crea microtraumi che segnano la crescita dei ragazzi. Fidatevi degli educatori» e Ogni urlo sugli spalti è un esempio sbagliato. Lasciamo lavorare chi educasono stati due dei passaggi più forti del suo intervento.

Manuel Fischnaller ha invece offerto il punto di vista di chi vive quotidianamente lo spogliatoio, evidenziando come siano cambiati i rapporti tra le generazioni di calciatori. Una volta c’era timore reverenziale verso i più ‘anziani. Oggi i giovani arrivano e si mettono al pari. Ed è la loro forza», ha osservato l’attaccante altoatesino.

A chiudere il confronto è stato Manuel Giandonato, che ha riportato l’attenzione sul ruolo degli allenatori e sull’essenza del gioco. Gli allenatori devono tornare a fare gli allenatori: i protagonisti sono i giocatori. Il calcio è ciclico, ha sottolineato.

Il talk ha rappresentato uno dei momenti più significativi del Memorial Giorgio Capitanelli, confermando come il calcio possa ancora essere uno strumento di confronto, educazione e condivisione. Un’occasione per fermarsi a riflettere non solo sullo sport, ma anche sui valori che continuano a renderlo un linguaggio universale capace di unire generazioni diverse.

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