Mancano solo 6 partite di 104, è quasi finita, e pure le 2/3 sfide che ci ricorderemo saranno proprio tra queste 6 partite, e insomma del Mondiale abbiamo visto la figura ma il suo volto ancora non si è disvelato.
Sembra assumere le sembianze di un animale tuttavia, una tartaruga, più che una pulce. Una tartaruga bionica di quelle che dalle condotte di Central Park sorgono e diventano invincibili. Roba da fumetti e supereroi.

Mbappé riscrive la storia dei Mondiali
Non c’è eguali nella storia del calcio per quello che sta facendo Mbappé. Eppure la sua impresa sembra quasi essere nell’ombra – quasi eh – perché i record e la meraviglia che ritocca continuamente Messi si prendono l’attenzione, ma nella storia l’unico paragonabile per impatto e numeri a Mbappé è Pelé: 12 gol nell’arco di 14 partite e 4 Mondiali, ma in due fu azzoppato definitivamente alla seconda partita del girone. Decisivo, trascinatore, vincente, effettivo, dominante: solo Pelé l’ha fatto come Mbappé ai Mondiali. Perché Messi stesso ha giocato due Mondiali a vuoto, Maradona uno a vuoto e poi quello dimezzato dalla squalifica, Gerd Mueller numeri incredibili ma la sua letalità unica non era però dominio del gioco e avendo accanto altri leader, e poi Ronaldo che al terzo Mondiale sul campo fu quasi un peso.
La Francia di Deschamps non è mai stata così completa
E con una performance come la sua già in alcune edizioni è stato sufficiente vincere il Mondiale, vedi quanto fece Messi in Qatar, ma a lui si aggiunge una squadra stellare che per la prima volta rende come mai aveva fatto in 14 anni di Deschamps, che alla passerella d’addio finalmente ha abbandonato il conservatorismo che pure aveva fruttato un Mondiale e una finale più un’altra finale all’Europeo, e ha sciolto le redini ai cavalli di talento. Solida in difesa, intelligente più che creativa a centrocampo, perché a quello ci pensa l’attacco che in verità è talmente mobile e a tutto campo che si fonde con il reparto mediano per impossessarsi di campo, pallone e partita. E’ evidente l’eredità del PSG di Luis Enrique, che col suo lavoro su Dembelé, Douè e Barcola ha completato un reparto che pur perdendo Griezmann fa paura ugualmente con e senza palla, e per colmo degli eventi l’astigiano potrebbe indirettamente danneggiare proprio la sua ex, la Spagna, che a Dallas farà la sua partita di calcio avvolgente ma con un Lamine Yamal ancora limitato da recupero e triple marcature degli avversari, una squadra differente rispetto a quella campione d’Europa 2024 perché manca Nico Williams e i suoi scatti, che alleggerivano la pressione tattica su Lamine Yamal facendo in modo che le difese non sapessero da che lato proteggersi prima.
La vera domanda è: chi può fermare la Francia?
Ecco, andate a ripescare la semifinale Francia-Spagna di quell’Europeo: la Francia raccogliticcia che tira a campare difesa e contropiede, la Spagna inesorabile che lancia Lamine con il gol del torneo ma dopo aver sfinito ai fianchi gli avversari. E’ cambiato tutto: adesso la Francia la partita se la va a prendere, non aspetta che le caschi irrimediabilmente sui piedi; la Spagna ricama ma ha perso esplosività, e di nuovo ringrazia Mikel Merino che dalla panchina si faccia trovare al posto e al momento giusto.
Tutto deve essere ancora scritto, mentre dall’altro lato potrebbe esserci un epico Argentina-Inghilterra.
Ma la domanda dopo tutto quello che abbiamo visto non è “chi vincerà il Mondiale?”. Ma: “Come fa la Francia a non vincerlo?!”.