Della serie: è sempre colpa di un altro, mai la mia anche quando mi danno le chiavi in mano e posso decidere da solo. Ricky Massara in casa Roma è l’esempio emblematico: tra l’estate e l’inverno ha fatto più danni di un tornado, aveva deciso di andare in Champions con Tsimikas, Ferguson, Zaragoza e Robinio Vaz più Venturino. In qualche caso ha anche speso tantissimi soldi, è il caso dell’ex talento OM: di sicuro nessuno discute le qualità del ragazzo, ma se hai necessità diverse prima prendi calciatori più pronti e poi ti occupi degli investimenti per il futuro.

Inseguimenti e occasioni perse
Massara ha perso settimane intere la scorsa estate per inseguire Rios e Fabio Silva, che poi ovviamente sono andati altrove. E ha fatto la stessa cosa in inverno per Raspadori e Zirkzee, li avrebbe attesi fino all’ultimo secondo di mercato aperto se qualcuno non gli avesse fatto notare che sarebbe stato forte il rischio di restare con l’ennesimo due di picche in mano.
Decisioni tardive e gestione discutibile
Gli hanno messo in mano un fogliettino con su scritto “vai su Malen”, poco importa se non ci aveva pensato e se il giorno dopo qualcuno aveva addirittura mandato l’olandese all’Atletico Madrid senza che ci fosse stata una trattativa vera. Non so come finirà, ma mi sorprenderei se Gasperini e Massara continuassero a lavorare in coppia. Malgrado la corrente di uno spicchio mediatico giallorosso vicino a Claudio Ranieri e quindi poco incline a enunciare i disastri firmati Massara. Qualsiasi direttore del mondo avrebbe voluto e vorrebbe l’autonomia che ha avuto Ricky nella sua prima esperienza in casa Roma. Il problema diventa poi quello di passare dalla teoria alla pratica, alla larga dal rischio di mandare in rovina un’intera stagione tra scelte sbagliate, ritardate e in qualche caso insensate.
Dalla Serie A alla B: errori e responsabilità
I direttori di una volta avevano autorevolezza, competenza, carisma, leadership. Non avevano il codazzo di intermediari, mediatori, amici degli amici. Tare può essere orgoglioso di essere andato al Milan, fa curriculum, un po’ meno di essere stato tagliato fuori in tante decisioni. A Pisa, con tutto il rispetto, hanno sbagliato l’impossibile fin dalle strategie della scorsa estate: se avessero pescato un numero dentro un bussolotto, ci sarebbero state maggiori possibilità di un profitto migliore. Il management deve essere di spessore, altrimenti rischi di scaraventare tanti soldi dalla finestra, come è accaduto lo scorso gennaio. Pensare che Gilardino sia responsabile dei pochi punti in classifica significa voler dare il colpo di grazia all’interno di una situazione già compromessa. A Cremona presto presenteranno a Giacchetta il conto di un fallimentare mercato estivo fatto di stranieri inadeguati, con l’avallo di Nicola alle proposte fatte dagli stessi agenti che poi sono i suoi. A Verona devono soltanto dire grazie in eterno a Sean Sogliano: una retrocessione, maturata ancora una volta per l’impossibilità di fare un mercato che non prevedesse cospicue uscite prima di qualsiasi entrata, non può cancellare un mare di ricchezza (leggi plusvalenza) che hanno fatto sopravvivere l’Hellas. Se scendessimo in Serie B, troveremmo di peggio: a Cesena il direttore (Fusco) non decide e sa che stanno cambiando allenatore ancor prima che glielo comunichino; a Reggio Emilia è di stanza Fracchiolla e un passato glorioso che rischia di essere messo sotto i piedi. Chi ha lavorato con criterio, Burdisso in testa, sta raccogliendo. Chi ha bucato quasi tutto, sta affondando. Il Bari si è reso conto in ritardo dei danni commessi da Magalini. Meglio tardi che mai? Non è detto che funzioni, anzi.