Se il Milan in classifica dovesse chiudere la stagione al secondo posto avrebbe fatto un qualcosa di fuori dall’ordinario.
Lasciamo stare il discorso dell’unico impegno a settimana, perché è un’altra storia. La verità, detta dal campo, dunque ciò che realmente conta, è che Massimiliano Allegri sta avendo l’enorme capacità di valorizzare e tirare fuori il meglio da una rosa aggiusta da Tare ma che necessita di ulteriori aggiornamenti da giugno in poi. Anzi, da maggio in poi.

Cercasi attaccante
Perché sarebbe opportuno iniziare a scegliere il nuovo attaccante. Il vero attaccante. Quello da doppia cifra, che fa la differenza. E garantisce gol. Possibilmente tanti e pesanti. Cioè quel calciatore che è sempre appartenuto alla storia del club. E che ad Allegri è mancato dal primo giorno. Una mancanza colmata da invenzioni, aggiustamenti, adattamenti. Per alzare il livello e competere per obiettivi importanti, e non vivere solamente per raggiungere traguardi come la Champions League solo ed esclusivamente per introiti, bilanci e visibilità internazionale, il 9 è fondamentale. Al Milan sono rimasti a Ibrahimovic e Giroud, e capisci che il ritardo è netto. Altro aspetto importante: il mercato dovrà essere condiviso. Le divisioni interne non portano da nessuna parte e fanno solamente male. Rafael Leao è un dossier da gestire, con cura ma con fermezza.
Serve ancora al Milan?
Le ultime stagioni sono state positive? Cosa può dare? I comportamenti stile Roma – peraltro scene già viste – possono essere ancora giustificati? Su 4 domande almeno 3 propendono per una risposta negativa. Non sarebbe clamoroso pensare di dirsi “ciao”, anzi.
Il tema attaccante resta centrale
A proposito di attaccanti, che spostano sempre gli equilibri e le attenzioni. In Italia c’è n’è uno che sta facendo benissimo ma che sfugge ai più. Le mode sono così: si guarda spesso all’estero e poco in casa propria.
Davis, perché non piace?
Viene quasi da chiedersi cosa dovrebbe far di più Davis con l’Udinese per finire in copertina. Qui guarda il calcio e non il pallone si sarà accorto che può rientrare tranquillamente fra i primi 5 attaccanti della A. Fisico, intelligenza tattica, esplosività e presenza in area di rigore. Il tutto arricchito dal fatto che potenzialmente ha dai 10 gol in su nei piedi e nel proprio potenziale. In passato è stato limitato da alcuni contrattempi, ma in una rotazione di una big ci starebbe benissimo. Se qualcosa dovesse aprire occhi…lui c’è
Giampaolo, un ritorno alla grande
E in questa Serie A ora c’è anche Marco Giampaolo. Ed è tornato alla grande. In tre giorni scarsi ha risollevato una Cremonese affossata da 11 sconfitte in 15 partite, va a Parma e vince dopo più di 3 mesi dall’ultima volta. Il successo è stato tattico, tecnico. Incartato Cuesta con un 4-4-2 old style ma tremendamente efficace. Giampaolo, al netto dell’ilarità dei social, è un allenatore molto preparato. Non è un “maestro” ma nemmeno l’ultimo degli arrivati. E alla prima lo ha dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno