Dopo la promozione in Serie C della Folgore Caratese, Michele Criscitiello si è raccontato ai microfoni di TMW Radio. Ecco le sue dichiarazioni.
Domenica la Folgore Caratese con il pareggio 1-1 contro la Real Calepina firmato Tremolada è stata promossa per la prima volta nella sua storia in Serie C. Si è raccontato a TMW Radio l’artefice di questa impresa, Michele Criscitiello. Tanti i temi trattati dalla scelta di mettersi in gioco personalmente alla possibilità di una vera squadra Under 23 tra i professionisti. Si è parlato anche della scelta di Nicola Belmonte, che dalla panchina ha trascinato la squadra in questa stagione. Senza tralasciare la propria posizione sulle problematiche della Serie D.

Le differenze nei ruoli
Così sulle differenze tra il ruolo di cronista e quello di protagonista nella promozione in Serie C: “Facciamo una premessa: già da qualche anno indosso questa giacca di calcio giocato e non solo parlato. Detto questo, la differenza tra la Serie D e la Serie C ti cambia il palcoscenico e l’attenzione che ricevi: ho ricevuto circa 3.500 messaggi da domenica alle 17.30 fino a stanotte, dal mondo del calcio e non solo. Adesso capisco perché molti presidenti vogliono entrare in questo mondo. Nel mio caso, però, non è stato il calcio a darmi visibilità, semmai il contrario: ho dato visibilità a un piccolo club di provincia grazie al lavoro che faccio. Ma rispondo alla tua domanda: volevo dimostrare a me stesso, non agli altri, che oltre a giudicare in televisione chi è bravo e chi sbaglia, ero capace di mettermi in gioco dall’altra parte. E ti dico la verità: l’emozione di domenica è stata assolutamente stupenda“.
La gara della svolta
Quando ha capito che la promozione era possibile: “Sono onesto: fino all’anno scorso credevo che esistessero un dio della vita e un dio del calcio, perché il primo mi ha sempre dato tanto mentre il secondo sembrava che gli stessi antipatico: la palla che va sul palo, il rigore mezzo e mezzo che non ti danno mai. Quest’anno invece è stata la classica stagione in cui se la palla andava sul palo entrava. A un certo punto perdiamo contro la Leon fuori casa e il Chievo vince la giornata prima: si porta a -5 da noi. La domenica seguente il Caldiero batte 4-1 il Chievo e noi torniamo a +8 alla vigilia dello scontro diretto a Verona. Avrei firmato anche solo per un pareggio. Invece vinciamo 4-1 fuori casa, andiamo a +11 e lì ho capito che, salvo clamorosi errori nostri, quel campionato non ce lo avrebbe tolto nessuno“.
Sul mister
Così sulla scelta di Belmonte: “Partiamo dalla struttura, perché è un modello che vale la pena raccontare: la nostra società non ha né direttore sportivo né direttore generale. Ho un direttore giovane che mi sto crescendo internamente , Daniele Paparusso, ex calciatore di Eccellenza, Serie D e Serie C, che fino all’anno scorso giocava ancora e che ho messo a capo dell’area scouting. La direzione sportiva e generale, invece, preferisco gestirle direttamente. Belmonte, invece, l’ho pescato dalla Primavera 2 del Cosenza: me l’hanno segnalato un paio di scout, ho visto alcune partite e mi ha convinto.
Quando ho visto nel girone Chievo Verona e Milan Futuro ho deciso: questa sarà una stagione di transizione, investo sullo stadio e sul manto erboso, non anche sulla rosa. Squadra giovane, allenatore giovane. C’è un’altra particolarità del nostro modello: lo staff tecnico appartiene alla società, non all’allenatore. Ho il mio preparatore atletico, il mio preparatore dei portieri, il mio collaboratore tecnico, la parte sanitaria. L’allenatore al massimo può portare una figura tra il match analyst o il vice. Belmonte ha grandi principi: non si è mai aggrappato a un modulo fisso, ha cambiato quattro sistemi di gioco nel corso della stagione. Per me può essere un predestinato“.
La Folgore Caratese in Serie C
Così sulla prossima stagione: “Arriviamo con l’umiltà di chi entra per la prima volta, come il Caldiero, l’Ospitaletto, l’Alcione. Ma arriviamo anche con la consapevolezza di essere organizzati: in Serie D non abbiamo perso tempo, abbiamo seminato e abbiamo raccolto. Le strutture ci sono, il settore giovanile c’è, l’organizzazione c’è. Detto questo, io non sono nato figlio di Berlusconi: i conti devono tornare e vengono prima dei calciatori. Quest’anno ho speso 600mila euro per vincere il campionato, facendo plusvalenze con il Desenzano in estate e a gennaio con la cessione di Caldirola: ragazzi del ’95 e del ’91, non giovanissimi. Il prossimo passo è fare plusvalenze con i giovani.
E ti do il titolo: la Folgore Caratese sarà la prima vera Under 23 in Serie C. Non una squadra B dell’Atalanta, del Milan, dell’Inter o della Juventus: la nostra prima squadra, costruita interamente su giovani. Il primo anno avrò ancora bisogno di qualche elemento d’esperienza in ruoli chiave, ma se quest’anno ne prendo sette, il prossimo voglio scendere a cinque, poi a tre, fino ad avere una rosa autenticamente Under 23. E se arriva un giovane forte, ivoriano, congolese o francese che sia con margini di plusvalenza, lo prenderemo senza esitazioni“.
Sulle Under 23 in Serie C
Così sul progetto Under 23: “Non posso cambiare la giacca da giornalista a presidente e cambiare opinione. Il mio principio è lo stesso da otto anni: per me le squadre B non hanno motivo di esistere. In Serie C devono stare le squadre dei territori, quelle con una storia, dei principi e la forza economica per sostenersi. Le seconde squadre di Milan, Inter, Juve e Atalanta non hanno nemmeno le strutture adeguate: vanno a giocare a Caravaggio, Solbiate Arno, Vercelli, Alessandria. E in otto anni non hanno portato nulla di concreto al calcio italiano: qualche plusvalenza alla Juventus, Bartesaghi che fa un’esperienza in Serie B e poi si ritrova in Serie A, ma è troppo poco per giustificare l’intero progetto. Noi quest’anno eravamo in quel girone con il Milan Futuro e abbiamo chiuso con 15-16 punti di vantaggio. Le squadre B sono un’imitazione sbagliata del calcio spagnolo e copiata anche male“.
Sulla Serie D
Su cosa ha lasciato la Serie D: “Un po’ di amaro in bocca. Ci sono problemi strutturali evidenti: non può essere un sistema in cui su 18 o 20 squadre ne vince una e le altre non hanno un percorso reale. I playoff non possono non valere nulla: bastava fare 8 gironi invece di 9 per far passare almeno una squadra dalla fase finale, invece servono solo a far spendere soldi ai presidenti senza un reale ritorno. Anche i premi della LND sono impostati male: vengono assegnati a chi fa giocare più giovani, non a chi vince o chi costruisce qualcosa di serio. Se quei giovani non hanno qualità, che senso ha premiare chi li schiera? Il premio andrebbe dato a chi vince il campionato, così chi sale tra i professionisti affronta lo shock con meno difficoltà e riesce anche a sostenere un’iscrizione da 120mila euro. La Serie D come la Serie C vanno riformate: so bene che non può farlo la LND da sola, ma quelle riforme devono arrivare, e presto“.