Chiarezza nelle idee e fermezza nelle decisioni. Il secondo tempo di Milan-Torino riapre una discussione importante e da non sottovalutare assolutamente per il presente, ma soprattutto in ottica futura.
L’ingresso di Athekame all’intervallo ha cambiato completamente gli equilibri, rilanciando così la sensazione che il 4-3-3 sia la miglior soluzione possibile per questa squadra. Se per le prossime otto partite la valutazione è francamente trascurabile, nel senso che comunque vadano il piazzamento del Milan sarà quello di una qualificazione Champions, per l’estate occorre pensarci molto, molto bene. Già un anno fa, il Milan partì con l’idea di fare il 4-3-3, per poi finire invece negli ultimi giorni al 3-5-2. Una valutazione estremamente tardiva, forse l’unica grande pecca di Allegri nella preparazione della stagione. Come dicevamo già qualche settimana fa, le grandi squadre si fanno a marzo/aprile, massimo a maggio: ecco perché ragionarci seriamente ora é l’unica via percorribile per mettere le fondamenta di una buona annata. Anche perché, con un 4-3-3, il Milan potrebbe anche decidere di fare a meno di Tomori (prima di rinnovargli il contratto a cifre sostanziose) e pensare di investire di più sulle fasce.

Athekame e le valutazioni affrettate sul mercato
In tal senso, occorre sottolineare come anche la valutazione degli acquisti sia spesso un po’ affrettata e figlia di queste situazioni. Prendiamo Athekame: qualcuno lo aveva già bollato come un arrivo sbagliato, pur senza errori clamorosi. Lo svizzero invece ha lavorato in silenzio, facendosi trovare pronto ogni qual volta Allegri ha avuto bisogno di lui. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Oggi il miglioramento è sotto gli occhi di tutti: Athekame sta diventando pian piano una realtà, in un ruolo dove nel mercato internazionale non c’è chissà che scelta e dove altri hanno speso il doppio per Luis Henrique.
Il lavoro di Tare e le prospettive per il Milan
E allora va dato il giusto merito a chi ha preso un 21enne dal campionato svizzero e ha creduto che potesse diventare un giocatore vero. Quel qualcuno si chiama Igli Tare. Più volte è stato citato – e criticato – magari sull’acquisto di Nkunku o sul mancato arrivo di un difensore di esperienza. Raramente però si ricorda il suo ruolo nell’operazione Modric, che pareggia e supera già da sola gli eventuali errori, nonché il suo ruolo di vicinanza alla squadra a Milanello. Aspettando con speranza Jashari, l’esplosione di Athekame dà al direttore un credito da spendere al più presto e da rinforzare ulteriormente col giusto colpo lì dove serve: da chi in carriera ha segnato un centinaio di gol in campo e ha portato alla Lazio il più grande marcatore della storia dei Mondiali, ci aspettiamo un grande centravanti per un grande Milan.